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domenica 12 marzo 2023

La donna francese alla corte del Re Sole - La donna inglese sec. XVII


 La donna francese alla corte del Re Sole

Fu sotto lo sfarzoso regno di Luigi XIV che la moda francese conobbe il massimo del suo splendore e, varcati i confini della Francia, si impose al resto dell'Europa. Le eleganti dame che affollavano le sale del palazzo di Versailles avevano come cornice alla loro bellezza la sontuosità della nuova corte del Re Sole. « Oro, argento, sete, broccati, pizzi finissimi ornavano a profusione gli abiti delle donne ... » così scriveva un illustre storico del tempo. L'amore smodato per il lus
so e l'eleganza sembravano de- stinati a trionfare su qualsiasi altra aspirazione femminile.

La donna inglese (sec. XVII)

La moda ricca e sfarzosa non è sconosciuta alla donna inglese del XVII secolo. La semplicità e la modestia che hanno caratterizzato la sua vita e i suoi abiti fino all'inizio del secolo precedente sono ormai un ricordo: il regno d'Elisabetta ha portato una ventata di ricchezza e di splendore tutto continentale nella reggia dei Tudor. Anche la donna borghese ha subito l'influenza della corte: e la troviamo, nel XVII secolo, più raffinata, più bella, più preoccupata dell'eleganza dell'abito, dell'ac- conciatura, dell'intera persona. (Sullo sfondo: il castello di Hampton Court - Inghilterra.)


sabato 18 febbraio 2023

Donna russa

La donna russa

Fin dal suo primo apparire nella storia, la donna russa è miste- riosa e affascinante; è rude, realista, ma è anche appassionata, sognatrice, sensibile. E difficile scindere le due personalità della donna russa. Può essere pietosissima e crudele; può vedere un uomo inginocchiato ai suoi piedi e non battere ciglio, ma è anche capace di sacrificare tutta se stessa per la salvezza dell'uomo che ama. Principessa o contadina, rivoluzionaria o imperatrice, si chiami Irina od Olga, la donna russa è una donna strana e affascinante. 

UNA STRANA SOPRAVVESTE

Poco, quasi niente, rimane a documentare la moda delle donne russe vissute intorno al Mille. Le notizie sicure danno per certo l'uso di una camicia di tela chiusa intorno al collo, con maniche larghe e lunghe. Sopra, veniva indossato un mantello di stoffa a fiori o a disegni geometrici, per lo più ricamati a mano, ma qualche volta stampati a colori.

Per uscire da casa veniva indossata una veste lunga quanto la ca- micia, aperta davanti; era fatta di una pesante stoffa ricamata e perciò ricadeva rigida lungo la persona. Questa sopravveste era senza maniche e veniva sostenuta sulle spalle con una larga bre- tella, o con dei nastri, oppure con borchie di metallo prezioso.

IL PETTINE NELLA TOMBA

I capelli venivano pettinati semplicemente ma con molto scrupolo; il pettine fu, per lungo tempo, il primo e forse l'unico oggetto da toeletta delle donne russe. Esse vi erano tanto affezionate che vigeva l'uso di seppellire ogni donna con il proprio pettine accanto. Sopra i capelli lisci e spesso raccolti in trecce, veniva posto un ber- retto, di forma simile a una cuffia; nelle classi più agiate questa cuffia veniva bordata con galloni d'oro e d'argento, oppure con un merletto fatto a mano. Le donne di Corte usavano, al posto della cuffia, una reticella d'oro con piccole perle.

A TUTTE LA PELLICCIA

Il clima freddo e la presenza della neve per molti mesi dell'anno obbligavano a portare tipi di calzature piuttosto pesanti; le donne russe indossavano perciò stivaletti di cuoio, orlati con panno rosso. Tutte, anche le donne meno ricche, avevano le pellicce; variava la qualità della pelle che andava dai più comuni animali selvatici alla martora, lo zibellino, l'ermellino. Quasi tutte adoperavano il manicotto, anche quando erano in casa.

GRASSO SUL VISO

L'uso di fare numerosi bagni caldi e freddi, alternati, manteneva a lungo la pelle giovane; malgrado ciò le donne russe usavano ugualmente il belletto e con straordinaria abbondanza. Spalmavano il viso con una specie di cerone color di rosa e, su questo strato, applicavano poi rossetto sugli zigomi e nero attorno agli occhi, per ingrandirli.

Coi loro uomini, che deploravano un uso così smodato di belletto, le donne si giustificavano dicendo che lo strato di grasso riparava la pelle dal gran freddo; e non si può dire che avessero torto: certamente il grasso impediva alla pelle di inaridirsi e di screpolarsi.

BELLISSIMI RICAMI

Nelle lunghe giornate d'inverno la donna russa ricamava: i suoi grembiuli, le sue vesti, le sue camicie si coprivano di ricami rossi, azzurri, gialli, verdi. Nelle grigie giornate del lungo inverno russo i suoi ricami facevano rinascere i colori del sole e dell'estate.

GRASSO SUL VISO

L'uso di fare numerosi bagni caldi e freddi, alternati, manteneva a lungo la pelle giovane; malgrado ciò le donne russe usavano ugualmente il belletto e con straordinaria abbondanza. Spalmavano il viso con una specie di cerone color di rosa e, su questo strato, applicavano poi rossetto sugli zigomi e nero attorno agli occhi, per ingrandirli.

Coi loro uomini, che deploravano un uso così smodato di belletto, le donne si giustificavano dicendo che lo strato di grasso riparava la pelle dal gran freddo; e non si può dire che avessero torto: cer- tamente il grasso impediva alla pelle di inaridirsi e di screpolarsi.


venerdì 17 febbraio 2023

Donna italiana nel medioevo

 

La donna italiana del Medioevo

È il periodo dei Comuni: la ven- tata di libertà che percorre le campagne e i borghi di tutta Ita- lia sembra risvegliare anche la donna. La bella italiana esce dal feudo e lascia il solitario castello nel quale è stata rinchiusa, sia pure come signora, per lunghi anni.

La donna un po' rigida e austera che avevamo conosciuto nei secoli precedenti ritorna ora ad adornarsi delle sue doti più belle, che a lungo aveva tenute nascoste: la grazia e la femminilità.

NASCE LA "SOTTANA"

In questo periodo la moda italiana assume un suo carattere tutto particolare: le vesti hanno un taglio elegante e raffinato, sono aderenti al busto e alla vita e si fanno più ampie in basso, sono sempre lunghe fino ai piedi ma hanno generalmente in più una breve coda. La bella italiana sa muoversi con grazia innata e camminare con scioltezza invidiabile, evitando di lasciarsi intralciare il passo dalla lunga veste a breve strascico. Con nome italianissimo la tunica dalle lunghe maniche viene chiamata « sottana », mentre la « socca » è un mantello di lino o di lana fermato sulle spalle ma lasciato aperto fino a terra per avere liberi i movimenti del braccio.

RICAMI E SCOLLATURE

Mantelli e vesti sono riccamente e artisticamente ornati da bordi ricamati a colori vivacissimi, anche se la preferenza va spesso ai ricami in oro e in argento. Il bordo sottolinea l'ampia scollatura (un'altra novità di questa moda) e mette in evidenza la lunghezza del collo, requisito di bellezza molto apprezzato nel mondo medioevale. In genere la scollatura è tonda o leggermente allungata sulle spalle; qualche dama non più giovanissima, vela l'ampia scollatura con una stoffa ricamata in colori contrastanti.

SUI CAPELLI: VELI E RETICELLE

I lunghi capelli sono pettinati con cura, dato che la moda li vuole coperti soltanto da leggere reticelle dorate. I poeti vedono i capelli delle bellissime risplendere al sole e cantano le loro chiome lucenti.

I Crociati, tornando dall'Oriente, hanno riportato di moda i veli: veli trapunti d'oro e d'argento, tramati di sete multicolori. Le donne li trovano bellissimi e li adattano con eleganza alla moda: li portano lunghissimi come manti, corti come mantelline, poggiati sulla testa e fermati con un cerchio d'oro o d'argento.

VOLTI SOFFUSI DI CIPRIA

Sono ancora i Crociati a riportare dall'Oriente l'uso dei profumi e dei belletti che la Chiesa aveva severamente proibito nei primi secoli del Cristianesimo. Le guance femminili tornano così a conoscere la morbida, profumata, impalpabile carezza della cipria. Gli specchi in bronzo o in ferro ritraggono, sulla lucida superficie, il volto delicato della donna che ama rimirarsi.



giovedì 16 febbraio 2023

Donna Islam


 LA DONNA DELL'ISLAM

La donna musulmana ha il sacro dovere dell'obbedienza all'uomo. Nella tranquillità delle sue stanze ella fila, tesse, cuce e si occupa dei bambini. Talvolta, nelle classi più elevate, legge il Corano, sa suonare e cantare. La sua vita non trascorre mai in ozio, anzi spesso i lavori più pesanti sono per lei. E tuttavia per la sua bellezza gli uomini compiono prodigi di valore e compongono appassionati canti d'amore. La donna dell'Islam, schiava e padrona della sua dimora, diventa il simbolo del misterioso e contradditorio Oriente mediterraneo.

UN BAGNO DI BELLEZZA DALLA MATTINA ALLA SERA

Quando la bella musulmana andava al bagno, vi trascorreva di solito tutta la giornata. La schiava le portava una leggera co- lazione verso la metà del giorno, così che le operazioni di bel- lezza non venissero interrotte.

La giornata cominciava al mattino con un lungo bagno seguito da un massaggio generale; poi si passava alla lavatura della testa e alla levigatura dei piedi con la pietra pomice, quindi al trucco del viso: crema, rossetto scuro sulle guance, rosso vivo sulle labbra; depilazione; tintura dei capelli con hennè per- ché acquistassero dei riflessi fulvi. Le sopracciglia erano ripassate con indaco, l'estremità delle palpebre e il giro degli occhi con il nero kohol; i piedi erano tinti di giallo bruno con il succo di un'erba speciale e le unghie con smalto rosso vivo. E finalmente a sera la bella musulmana era pronta.

Tutto questo, naturalmente, avveniva una volta ogni tanto; però la donna musulmana aveva sempre molta cura della propria bellezza perché sapeva che quasi esclusivamente da questa dipendeva il suo potere sul marito.

ORO, DAMASCO, ARGENTO

La vita dell'harem non trascorreva in ozio; le belle mussoline, i

pregiati damaschi e le morbide lane erano infatti tessute nelle lunghe ore che la donna trascorreva in casa. Con queste belle stoffe la donna musulmana preparava il suo vestito: larghi calzoni e una camicia di tela variamente colorata che costituivano il suo abbigliamento intimo. Sopra indossava una veste senza maniche o con le maniche cortissime, una spe- cie di sopravveste, che portava soltanto per uscire. Come accessori aveva corsetti aderenti, riccamente ricamati, con strisce di galloni d'oro e d'argento e cinture di colori brillanti.

ACCONCIATURE DI SETA

I capelli nerissimi erano pettinati in fogge diverse: potevano essere tagliati a frangia sulla fronte e raccolti in trecce ricadenti sulle spalle, oppure lasciavano sfuggire i riccioli ai lati del capo e venivano raccolti poi sulle spalle. Molto spesso erano in- trecciati con lucidi fili di seta nera che servivano ad aumentare il volume della chioma e a darle uno splendore innaturale, ma di grande effetto. Il copricapo non era un vero e proprio turbante, ma una strana acconciatura di stoffa, tra il berretto e il turbante, arricchita da galloni, ricami e pietre dure.

SILENZIOSA E VELATA

Naturalmente anche le calzature erano intonate a questo abbigliamento e invece di vere scarpe la bella musulmana portava delle pantofole leggere, morbide e silenziose così che il riposo del padrone e signore non venisse turbato dal minimo rumore. Nell'VIII secolo venne in uso il velo, il famoso velo che avvolse la donna musulmana dal capo ai piedi lasciando fuori soltanto gli occhi. Nessun occhio maschile doveva fissare un volto femminile; anche lo sposo poteva vedere la sposa soltanto dopo le nozze. Il Corano ammoniva la fanciulla musulmana sorpresa nel bagno a coprirsi per prima cosa il volto...

Eppure gli sguardi ammaliatori di quegli occhi neri, volutamente ingranditi con il kohol, bastavano per far innamorare qualunque uomo.

Un originale, preziosissimo vaso di vetro colorato. Probabilmente in esso venivano custoditi i profumi indispensabili al l'elaborata toeletta della donna islamica.


mercoledì 15 febbraio 2023

Donna inglese


 La donna inglese del Medioevo

Non è certo una dama raffinata quella vissuta in Inghilterra, nel primo Medioevo; è una donna forte, abituata a una vita dura, tra uomini che amano soprattutto la guerra e le conquiste. Sdegnosa e ribelle anche di fronte all'amore, quando si sposa prende possesso della casa del marito e il suo carattere forte e dominatore si impone in modo tale che tutte le decisioni più importanti dipendono da lei; eppure tutto ciò non toglie nulla al suo incanto, che l'uomo subisce e dal quale è irresistibilmente attirato.

LA DONNA INGLESE DEL MEDIOEVO

SEMPLICE E AUSTERA Pochi esempi rimangono della moda inglese tra il X e il XII secolo ma sono sufficienti a darci una idea della compostezza e della grazia delle donne anglosassoni a quell'epoca. Sulla pelle veniva portata una lunga tunica, che poteva essere di lino, di lana o, più raramente, di seta o di broccato. Una seconda tunica, indossata sulla prima, arrivava fino alle ginocchia e si apriva sul petto con una profonda scollatura a punta trattenuta da una fitta serie di stringhe. Dalla scollatura usciva la tunica inferiore che era invece modestamente scollata a girocollo.

Le maniche erano lunghe, tanto nella prima quanto nella seconda tunica; talvolta, sopra il gomito, venivano trattenute da due nastri ricamati con perle. Un leggero ricamo di perle ornava anche il davanti della tunica. Qualche leggera bizzarria e qualche variante era tuttavia concessa all'abito tradizionale: le maniche della tunica esterna potevano essere più larghe e fermate al gomito da due nastri legati a fiocco. In questo caso la tunica, completamente chiusa sul davanti, terminava con un motivo rotondo (quasi un civettuolo grembiulino) ripetuto anche sulle spalle. Qualche volta la tunica esterna fasciava il busto e la vita: allora due grossi fiocchi ricamati segnavano l'inizio della gonna e un leggero ricamo di perle, quasi una fila di bottoncini, ornava tutto il davanti.

SPILLE E CUFFIETTE - I capelli erano ancora portati sciolti e trattenuti da un nastro o da un diadema; la donna elegante portava un copricapo a forma di cuffia dentro la quale raccoglieva tutti i capelli mettendo così in risalto, con una semplicità voluta, l'ovale del volto.

Per fermare i mantelli c'erano le tonde spille lavorate a bulino e ornate di smalti preziosi; esse, assieme alle grandi croci che venivano portate al collo solo nelle cerimonie più importanti, rappresentavano gli unici gioielli della donna di questo periodo.

UN AGO PER DIPINGERE

Aspettando il ritorno degli uomini dalla guerra, le dame trascorrevano le lunghe serate ascoltando i canti dei bardi e ricamando. Le belle inglesi erano abilissime in questa arte gentile e dalle loro candide mani uscivano coperte, arazzi, ricami stupendi. La leggenda narra che la regina Matilde, moglie di Guglielmo il Conquistatore, ricamasse, su una tappezzeria lunga ben 70 metri, tutta la storia della con- quista normanna della quale il suo nobile sposo era stato eroe e animatore. Non si può dire certo che non avesse pensato al marito, durante i lunghi anni in cui egli fu assente!

martedì 14 febbraio 2023

La donna Bolognese


 La donna bolognese

(sec. XIV)

Figlia di una città ricca e gaudente, la bella bolognese dimostra in ogni particolare la sua gioia di vivere. Sfoggia le sue splendide vesti con grande disinvoltura ed è profondamente convinta del dovere che ha ogni moglie di essere bella, elegante e sempre all'ultima moda, per es- sere all'altezza della posizione sociale conquistata dal marito. (Sullo sfondo: particolare tratto da un affresco di Vitale da Bologna nell'abside della chiesa di Santa Maria a Pomposa.)

IL VELO ERA IMPORTANTE

Di aspetto florido e matronale, la bella donna bolognese adottò, fino al sec. XIII, abiti confezionati con un solo tes- suto e in una sola tinta; il taglio era ampio e dava allo incedere un certo che di maestoso; la scollatura modestis- sima era a giro collo; la vita era segnata al punto giusto e di qui la veste ricadeva in ampie pieghe fino a terra.

Il principale ornamento era il velo di seta che aveva in Bologna uno dei suoi centri di maggior produzione. Il velo poteva essere di varie fogge e misure; se era corto, ricadeva sulle spalle; se era lungo e ampio ricopriva tutta la persona ed era trattenuto con elegante gesto dalle mani strette al petto. Ma corto o lungo, il velo era sempre un accessorio di gran lusso, di seta intessuta con fili d'oro.

ARRIVA LA MODA FRANCESE

Poiché Bologna era una città aperta a tutti i forestieri, gentiluomini, uomini d'arte o mercanti che fossero, ben presto le fogge francesi arrivarono in città e conquistarono le donne bolognesi. La moda francese voleva vesti più pit- toresche e appariscenti ma anche più dispendiose e spesso, molto spesso, immodeste. Da qui l'abbondanza delle leggi suntuarie (delle leggi cioè che servivano a frenare l'ecces- siva ostentazione della ricchezza).

Che cosa voleva la moda importata dalla Francia ma applicata con gusto italiano? Vesti frastagliate e ricamate con applicazioni di stoffe in tinta contrastante o tessute con motivi di fiori e animali; mantelli di panno francese azzurrino foderati di vaio; gonne invernali di lana d'Irlanda guarnite da fibbiette dorate. Confezionare un abito con que- sti costosissimi tessuti voleva dire spendere un vero patri- monio. Non meno ricche erano le guarnizioni: intorno alle maniche e al collo erano disposti bottoni d'oro e d'argento: anche per i bottoni fu emanata una legge e le multe erano piuttosto gravose. La moglie di Egano Lambertini fu multata perché portava una veste guarnita con bottoni di perle e un cappuccio non rispondente al modello prescritto dagli statuti del popolo.

BORSETTE, SCARPE INTARSIATE, CALZE A MAGLIA

Spille d'oro e d'argento, fibbie d'oro o incrostate di perle, cordoni dorati, cinture d'argento: tutti questi accessori arricchivano l'abbigliamento di una dama bolognese del XIV secolo. Perfino le borse suscitarono le proteste dei governanti e uno statuto del 1376 vietò le borse ornate d'oro e di pietre preziose del valore superiore a una certa cifra. Le scarpe erano un vanto dell'artigianato bolognese; erano di cuoio finissimo, tinto nei colori più vari e guarnite con fibbie d'oro e d'argento. In un tentativo di riportare le don- ne alla modestia, uno statuto proibi la fabbricazione delle scarpe che non fossero o tutte bianche o tutte nere. Molto diffuso era l'uso delle calze a maglia di colori vivacissimi.

VESTI BOLLATE

Evidentemente le donne bolognesi erano capaci di tener testa a qualsiasi autorità; le leggi emanate erano molte, ma nessuna le osservava. E si ebbe allora un episodio nuovo e incredibilmente curioso nella storia del costume; nel 1398 il Reggimento di Bologna ordinò che ogni donna dovesse portare le sue vesti a un ufficiale del Podestà o del Capitano del Popolo perché fossero approvate, bollate e registrate in un apposito libro; soltanto le vesti approvate e munite di bollo potevano essere indossate e nessuna donna avrebbe potuto farsi confezionare altri vestiti oltre a quelli che già possedeva. Inoltre si proibiva alle donne bolognesi di portare più di tre once d'oro sul capo, di dodici once d'argento sulle vesti, più di tre anelli per mano, manicotti più larghi di una data misura, vesti larghe più di dieci braccia e fornite di strascico. Le vesti foderate di vaio e d'ermellino potevano essere indossate solo dalle mogli dei nobili e dei capitani.

IL VELO ERA IMPORTANTE

Di aspetto florido e matronale, la bella donna bolognese adottò, fino al sec. XIII, abiti confezionati con un solo tes- suto e in una sola tinta; il taglio era ampio e dava allo incedere un certo che di maestoso; la scollatura modestisima era a giro collo; la vita era segnata al punto giusto e di qui la veste ricadeva in ampie pieghe fino a terra.

Il principale ornamento era il velo di seta che aveva in Bologna uno dei suoi centri di maggior produzione. Il velo poteva essere di varie fogge e misure; se era corto, ricadeva sulle spalle; se era lungo e ampio ricopriva tutta la persona ed era trattenuto con elegante gesto dalle mani strette al petto. Ma corto o lungo, il velo era sempre un accessorio di gran lusso, di seta intessuta con fili d'oro.

ARRIVA LA MODA FRANCESE

Poiché Bologna era una città aperta a tutti i forestieri, gen- tiluomini, uomini d'arte o mercanti che fossero, ben presto le fogge francesi arrivarono in città e conquistarono le donne bolognesi. La moda francese voleva vesti più pit- toresche e appariscenti ma anche più dispendiose e spesso, molto spesso, immodeste. Da qui l'abbondanza delle leggi suntuarie (delle leggi cioè che servivano a frenare l'ecces- siva ostentazione della ricchezza).

Che cosa voleva la moda importata dalla Francia ma appli- cata con gusto italiano? Vesti frastagliate e ricamate con applicazioni di stoffe in tinta contrastante o tessute con motivi di fiori e animali; mantelli di panno francese az- zurrino foderati di vaio; gonne invernali di lana d'Irlanda guarnite da fibbiette dorate. Confezionare un abito con que- sti costosissimi tessuti voleva dire spendere un vero patri- monio. Non meno ricche erano le guarnizioni: intorno alle maniche e al collo erano disposti bottoni d'oro e d'argento: anche per i bottoni fu emanata una legge e le multe erano piuttosto gravose. La moglie di Egano Lambertini fu mul- tata perché portava una veste guarnita con bottoni di perle e un cappuccio non rispondente al modello prescritto dagli statuti del popolo.

lunedì 13 febbraio 2023

Donna cinese


 La donna cinese

La possiamo definire? Forse essa sfugge a ogni definizione, perché è strana e mutevole, ha due facce così diverse che si teme di vederla trasformarsi da un momento all'altro, per una specie di magia. È semplice, saggia e forte come la millenaria civiltà della sua terra: e questo è il primo dei suoi aspetti; nell'altro essa ci appare fragile, enigmatica, misteriosa, nascosta dietro la immobile maschera bianca del viso truccato. Quale dei due aspetti è quello vero? Tutti e due: essa è proprio così, umile e splendente, donna di casa e principessa misteriosa.

LA DONNA CON I PIEDI DI BIMBA

La scarpa della donna cinese può essere senza tacco, di seta ricamata oppure può avere tacchi molto alti che formano una specie di piedestallo. Fin da bambina i piedi della donna cinese sono stati compressi con fasce tanto strette da impedirne la crescita così che, da adulta, ha conservato piccoli piedi di bimba. Questo fa sì che essa cammini con quel passo esitante che piace molto agli uomini ed è uno dei più ricercati requisiti femminili. Una ... delusione sulla grandezza del piede della sposa è sufficiente perché lo sposo chieda (e ottenga) l'annullamento del matrimonio.

LA SPLENDIDA TUNICA

Fortunatamente solo i poveri piedi sono in costrizione. L'abito è quanto di più libero e sciolto si possa immaginare: la donna cinese non porta cintura, non conosce l'uso di corsetti e fasce per trattenere il seno. L'abito è formato da un paio di calzoni di cotone e una camicia accollata, lunga talvolta fino alle ginocchia; la donna elegante al posto della camicia porta una morbida tunica di seta dagli smaglianti colori, decorata con finissimi ricami eseguiti in filo di seta: un capo veramente splendido.

Anche il fazzoletto è di seta: è usato come ornamento da collo o per ricoprire la testa, oppure semplicemente per essere languida- mente mosso, allo scopo di spargere nell'aria il profumo del quale è abbondantemente impregnato.

IL VISO DI GESSO

La donna cinese nella storia della bellezza femminile ci appare con il viso trasformato in una strana maschera, misteriosa e in- quietante. Un viso candido, come di gesso, su cui spiccano violente macchie di colore.

Ecco come si trucca: si incipria con cura e si copre il viso con una specie di biacca fino a ridurlo tutto bianchissimo; si rasa completamente le sopracciglia e le sostituisce con una striscia nera tratteggiata con un pennello; poi si tinge in rosso acceso la parte superiore delle guance e le labbra. È un lunghissimo e minuzioso lavoro dopo il quale essa ha immobilizzato il viso in una candida, gelida fissità, simile a quella di una maschera tragica.

SOLO IL SUO VISO

Ecco lo specchio, l'oggetto più necessario per l'accurata toeletta: d'argento o di bronzo, lucentissimo, ornato preziosamente, è particolarmente caro alla bellissima dell'antica Cina che lo crede dotato di poteri magici e ne è molto gelosa: solo il suo bianchissimo viso, e nessun altro viso, può specchiarsi nella lucida superficie.

GIOIELLI DI GIADA

Finita la toeletta, la bella si orna con alcuni gioielli: pochi ma di fattura meravigliosa; la giada, conosciuta in Cina fin dal 2500 a.C., è ritenuta più preziosa dell'oro e di ogni altro gioiello. Spille, bracciali, orecchini e collane sono tutti pezzi unici intagliati nella giada verde, bianca, grigio-rosa, delicatamente venata.

domenica 12 febbraio 2023

Donna spagnola


 La donna spagnola (sec. XV)

Dea e prigioniera: così si può definire la donna spagnola del XV secolo. Dea perché nello spirito cavalleresco degli uomini spagnoli, la donna è qualcosa di sublime e di puro. Prigioniera perché l'amore che l'uomo prova per lei è esclusivo al punto che la donna amata viene rinchiusa in una prigione lontana dagli sguardi di tutti. Ma la donna non sembra soffrire per questa sua condizione: modesta e schiva di ogni mondanità, trascorre gran parte della sua giornata negli splendidi giardini che circondano la sua casa.

La donna spagnola (sec. XVI)

La donna spagnola del XVI secolo vive in un mondo travagliato da profondi contrasti: alla cupa atmosfera delle lotte religiose che grava sulla Spagna in quel drammatico periodo, essa cerca di reagire arricchendo la propria casa e il proprio abbigliamento con uno sfarzo che non conosce uguali nei secoli precedenti. Borghesi e nobildonne gareggiano nello sfoggiare pettinature elaborate e abiti impreziositi da ricami e gemme.

sabato 11 febbraio 2023

Donna persiana


 La donna persiana

La donna persiana è la prima reclusa della storia; nascosta nell'harem o trasportata in una lettiga con le tendine abbassate, il viso quasi sempre coperto da un fitto velo, obbligata alla compagnia di sole donne, la bella persiana si annoia. Mentre gli uomini conquistano imperi, essa rimane gelosamente chiusa dentro i muri impenetrabili delle case, e si fa bella: ma per chi? Gli uomini non la ricordano, non la raffigurano nelle loro opere d'arte; perciò noi non conosciamo il suo viso. Sappiamo che era bella, annoiata, tradi- trice, gelosa, crudele; ma per immaginarla possiamo affidarci soltanto alla fantasia... 

LA DONNA PERSIANA

L'abbigliamento della donna persiana non era molto diverso da quello dell'uomo: come lui, ella indossava un paio di lunghe brache ricoperte fino al ginocchio da una bianca camicia di lino; sopra di questa poneva due tuniche, una delle quali con maniche lunghe che nascondevano quasi le mani e una cintura che la cingeva alla vita o sotto il seno. L'unica differenza consisteva nell'acconciatura: mentre l'uomo copriva il capo con un turbante, la donna avvolgeva sulla testa un velo che talora era sostenuto da una fascia multicolore e che scendeva sulle spalle e, qualche volta, sul viso. In un primo tempo infatti il viso velato era una civetteria e solo più tardi divenne obbligatorio e si ritenne indecente mostrarsi in pubblico col viso scoperto.


LE GUANCE ARROSSATE

La donna persiana non curava molto la pettinatura, e a ragione: l'assoluta mancanza di ogni ornamento contribuiva a mettere in maggior risalto i suoi splendidi capelli corvini, che scendevano lisci o intrecciati giù per le spalle.

Invece molto si preoccupava della bellezza del viso; le donne del popolo raccoglievano la radice della Iris tuberosa », la tritavano, la scioglieva- no in acqua per ridurla in poltiglia e poi la strofinavano sulle guance. Risultato: un vivo bruciore, sopportato eroicamente perché produceva un piacevole arrossamento che non si eliminava neanche lavandosi, si manteneva inalterato per giorni e giorni e, oltre tutto, non costava nulla.


venerdì 10 febbraio 2023

Donna italiana

 

La donna italiana (sec. XV)

La donna del Quattrocento è bel- la, altera, seducente. Pittori e poeti celebrano nelle loro opere le virtù che ella possiede: la leggiadra e delicata bellezza del volto, l'affascinante sensibilità che ella sa dimostrare conversando, suonando, componendo poesie.

Nel secolo XVI l'Italia ha rag- giunto un altissimo grado di ci viltà: la donna italiana del Rina- scimento è forse la più raffinata di tutte le epoche e la moda stessa lo rispecchia. Colta, elegante, sensibile a ogni forma di bellezza, ama gli abiti sfarzosi, i tessuti elaborati, mentre i gioielli e i profumi danno il tocco finale alla sua personalità. I grandi pittori dell'epoca ci hanno la- sciato quadri stupendi in cui le dame del Rinascimento appaiono in tutta la loro raffinatezza. 


giovedì 9 febbraio 2023

Donna greca periodo ionico


 La donna greca (periodo ionico)

COSTUME

Osserviamo questo volto: in esso c'è tutta la poesia e la bellezza delle donne greche. Forse è un'ateniese, bella e dolce come la sua città. Ha la voce argentina, i capelli d'oro, è intelligente, è cosciente del suo fascino e se ne sa valere. La donna greca intorno al V secolo a.C. rappresenta una società raffinata ed è l'espressione di uno dei momenti più felici della civiltà umana: « l'età d'oro » della Grecia

L'ELEGANTE "CHITON"

Intorno al V secolo a.C. la donna greca portava una tunica di lino che scendeva fino ai piedi, il « chíton». Si trattava di una lunga veste formata da un panno rettangolare senza ripiegature e senza aperture laterali; sulle spalle e sulle braccia non era cucita, ma piccole fibule o una serie di cammei provvedevano a tenere accostati i lembi formando una graziosa ed elegante guarnizione. Per fare aderire il chiton al busto la donna greca usava un cordoncino incrociato davanti e dietro e legato in vita. Talvolta il chiton era pieghettato, talvolta era rialzato sulla cintura per formare uno sbuffo chiamato «kólpos». Sotto il chiton la donna greca incominciò in quel periodo a portare una sotto-tunica corta, il « chitónion »: in casa, indossava solo questa specie di sottoveste che le lasciava maggior libertà di movimenti.

LA MANTELLINA

Elemento complementare del chiton, era il diplóide »: un ampio telo rettangolare, piegato nel senso orizzontale quasi a metà: veniva fatto passare sotto una ascella e ricongiunto al di sopra della spalla opposta. Basterebbe l'uso di questa specie di mantellina per dare l'esatta idea dell'innata eleganza delle donne greche: infatti tutta l'abilità consisteva nel gettare con falsa semplicità i lembi del diploide sulla spalla in modo che le pieghe ricadessero armoniosamente. Bastava un gesto, ma dettato da una seco- lare abitudine di eleganza. Al posto del diploide le donne greche indossavano spesso l' imàtion, un classico mantello che poteva servire anche da copricapo e che avvolgeva tutta la persona.

CAPELLI BIONDI NATURALI E NO

La bella ateniese era bionda. Se i suoi capelli erano naturalmente scuri venivano ben presto tinti in biondo oro, quando non erano addirittura finti e comperati nell'isola di Lesbo, famosa per la fabbricazione delle parrucche. Venivano raccolti sulla nuca con un nodo falsamente negligente; talvolta una benda di lana o una fascia di metallo prezioso, poste alte sulla fronte, erano legate dietro la nuca. Spesso queste decorazioni avevano l'aspetto e la lavorazione di veri e propri diademi.

GIOIELLI, SPECCHI E VENTAGLI

Caratteristici di questo periodo erano degli aghi particolari ehe servivano per raccogliere i capelli sulla nuca: erano lunghi parec- chi centimetri, fatti d'avorio, osso o metalli preziosi e terminavano all'impugnatura con la figurina di qualche divinità. Ogni dama possedeva specchi di bronzo o argento, pietre montate in oro per le orecchie, serpi in oro per le braccia, monili per il collo, per le caviglie e per le braccia. Verso il V secolo comparvero i ventagli, certo fra gli oggetti meno utili ma di più lunga vita nella storia del costume. Erano di mirto,di acacia, di foglie di platano e, più tardi, di materiali preziosi.



mercoledì 8 febbraio 2023

Donna greca


 La donna greca (periodo dorico)

La veste ben stretta alla vita, i capelli accuratamente disposti in una elegante acconciatura, il collo candido messo in risalto dal rosso acceso di una collana di ambra...: così Omero ci cantò Elena, la donna che per la sua bellezza e la sua infedeltà fu causa di grandi sventure per uomini e città. Ma non meno accurati erano l'abito e l'acconciatura di Penelope, che fu sposa fedele, capace di un sentimento appassionato e di grandi sacrifici.

Non a torto un poeta defini la Grecia omerica « un sogno di donne meravigliose ».

LA DONNA GRECA

(periodo dorico)

IL PEPLO, CLASSICA VESTE GRECA

La donna greca conosceva soltanto la lana, e tesseva personalmente il suo peplo, cioè un rettangolo di lana largo tanto da avvolgere la persona e alto un po' più della persona stessa. Ecco come si confe- zionava e si indossava il peplo, il più semplice e il più elegante degli abiti che mai la donna abbia indossato.

La parte del telo eccedente l'altezza del busto veniva ripiegata; poteva essere più o meno lunga ed essere tenuta accostata al busto con una cintura oppure lasciata molle. Se era lasciata molle, la cintura cingeva la parte sottostante del peplo. I due lembi, avvolgendo la persona, si sovrapponevano senza nessuna cucitura: fu in seguito a questa moda che le donne spartane vennero chiamate da un viaggiatore forestiero quelle che mostrano i fianchi ». « Le braccia erano nude e il collo disadorno risultava anche più bello. Due fibule, sopra le spalle, allacciavano il davanti dell'abito col dietro. Senza orlo e tutto d'un pezzo, il peplo non aveva bisogno di cuciture, perciò la donna greca non era un'abile sarta. Ben presto però imparò a ornare le vesti con una striscia ricamata in basso, lungo i fianchi o ripetuta a zone longitudinali. Tutto nell'abbigliamento sembrava invitarla a una plasticità statuaria.

Ecco come si indossava e come si drappeggiava il peplo. l'abito classico della donna greca. Mai più la donna saprà creare, con tanta semplicità di mezzi, un abito di così sobria e allo stesso tempo raffinata eleganza.


CAPO SCOPERTO E PIEDI NUDI

Generalmente la donna greca andava a capo scoperto; qualche

volta aggiungeva un velo al suo abbigliamento oppure una mantellina di lana con la quale coprire il capo. Per molto tempo la donna greca di qualsiasi condizione continuò ad andare a piedi nudi dentro e fuori casa. La prima calzatura fu la carbatina», formata da un pezzo di cuoio posto sotto il piede e trattenuto con un sottile nastro di pelle infilato in piccoli fori marginali e girato intorno alla caviglia. Una calzatura forse non molto bella, ma la donna greca imparò presto a intrecciare con eleganza il nastro attorno alla caviglia facendola apparire più snella.

PETTINATURE SEMPLICI E

MANCANZA DI BELLETTI

I capelli venivano divisi nel mezzo, pettinati all'indietro e fatti ricadere sulle spalle; oppure venivano raccolti in una reticella trattenuta da un nastro che dava risalto alla fronte. I riccioli che sfuggivano ribelli in realtà obbedivano a una mano sapiente. Alla donna greca di questo primo periodo i belletti sono sconosciuti; Omero (al quale dobbiamo queste notizie) accenna una sola volta all'olio profumato, adoperato per cospargere il corpo e per ungersi i capelli. Era questo il semplice cosmetico che dava alle donne greche lo splendore cantato dai poeti.

martedì 7 febbraio 2023

Donna Germanica

La donna germanica (sec. XV)

La donna germanica sembra il simbolo della vitalità e della gioia di vivere. Gli esercizi sportivi all'aria aperta suscitano in lei lo stesso entusiasmo e la stessa gioia che le donne di altri paesi provano partecipando a una splendida festa. In lei non vi è civetteria, ma solo una spontanea esaltazione delle sue doti naturali, caratteristica questa che saprà tramandare alle sue discendenti. 

La donna germanica del '500 vive in un clima di maggior cultura e raffinatezza rispetto alle sue an-tenate. Pur essendo ancora amante della vita semplice condotta fra le pareti domestiche o all'aria aperta, essa risente dell'influsso del Rinascimento italiano e coltiva quindi le arti, la poesia, la musica. Il suo paese è al centro di lotte politiche e religiose, ma nella pace dei solitari castelli o nel silenzio dei boschi nordici essa riesce a mantenere inalterata la vita della sua famiglia.

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Donna francese


 La donna francese 

La donna francese del XIV secolo, uscita dal mondo fiabesco dei tornei medioevali, diventa l'ani- matrice della società in cui vive. Gli uomini ammirano la sua riservatezza e la sua dignità e vedono in lei la perfezione. Bella e raffinata, sa ispirare artisti e poeti e non di rado ella stessa dipinge, ricama stupendamente, parla il latino e accompagna le ballate a lei dedicate con il dolce suono del liuto.

Nella Francia sconvolta dalla Guerra dei Cento Anni e invasa dallo straniero, la donna francese del Quattrocento è il simbolo di tutte le virtù familiari e patriottiche. Per la patria Giovanna D'Arco si batte sui campi di battaglia; per la famiglia migliaia di umili donne custodiscono, in assenza dei loro sposi, le tradizioni del focolare domestico. (Il dipinto sullo sfondo è ispirato a una miniatura francese del XV secolo, ora al Museo di Cluny.)


La donna francese dell'Alto Medioevo
Bella ed elegantissima nei lunghi e preziosi abiti, la donna francese dell'Alto Medioevo è l'ispiratrice delle nobili imprese dei cavalieri erranti, eroi che per un suo sguardo non esitano a sfidare anche la morte. La sua grazia e la sua gentilezza sono cantate in delicate poesie d'amore dai trovatori, i poeti che vivono alla Corte dei nobili signori di Francia. 

lunedì 6 febbraio 2023

Donna ebrea


 La donna ebrea

Saggia e forte, capace di amore fedele e di maliziose civetterie, questa è la donna ebrea. Cammina a testa alta, con gli occhi ridenti, e incede con leggerezza e con eleganza squisita. Ricordiamo cosa dice di lei il Cantico dei Cantici? « Tu sei bella, o amica mia, tu sei bella!... ».                                                 (Sullo sfondo: disegno rinvenuto sul muro di un'antica casa a Tullat-at-Ghassoul - Palestina.)

LA DONNA EBREA

L'abbigliamento della donna ebrea era costituito sempre da due capi, da una camicia di fine lino, che scendeva in molli pieghe fino ai piedi, e dal « velo ». Questo secondo abito era un ampio mantello che avvolgeva tutta la persona da capo a piedi. Il velo sul capo era trattenuto spesso da una benda attorcigliata o da monili. Ai fianchi la donna ebrea usava portare una sciarpa che poteva essere a righe colorate o ricamate, guarnita con frange e monili d'oro. Ai piedi cal- zava sandali. Le più eleganti si ornavano anche con bracciali d'oro alle caviglie, bossoli per profumi appesi al collo, catenelle, op- pure con anellini d'oro uniti a catena sulla fronte.

MONILI ALLE CAVIGLIE

La donna ebrea probabilmente non è stata la prima a usare il braccialetto» per caviglia. Ma essa lo portava con ele- ganza insuperabile facendone uno strumento di deliziosa civetteria. Alto cinque o sei centimetri, era in oro, avorio o argento. Si portava aperto sul lato interno del piede e le due estremità dell'anello erano congiunte da una catena d'oro che emetteva un malizioso tintinnìo ad ogni rapido, piccolo passo.

TROPPI GIOIELLI

La donna della civiltà ebraica, dopo i primi secoli di vita semplice e modesta, desiderò una bellezza più raffinata sug
gerita forse dai frequenti contatti con il mondo egizio. Il profeta Isaia, durante una sua invettiva contro l'eccessivo lusso delle donne ebree, elencò i gioielli e i monili di cui esse si coprivano: e così senza volerlo fece per noi una specie di <reportage » di moda. La bellissima di Giudea si adornava dunque con collane, monili, braccialetti, bende, bossoli per profumi, orecchini, mantelli, veli, spille e diademi.

FEDE E CIVETTERIA

A rivelarci l'autentico spirito della donna ebrea bastereb- bero due particolari del suo abbigliamento, il « filatterio >> e lo specchietto di metallo pregiato fissato alla cintura.

Il filatterio era una targhetta su cui erano incisi alcuni versetti del Decalogo: veniva legato alla fronte o al brac- cio durante speciali pratiche religiose; lo specchietto rivela la sottile vanità e l'innata femminilità della donna ebrea. Fede e civetteria si fondevano e si fondono ancora oggi nella sua ricca personalità come nel suo raffinato abbigliamento.


venerdì 3 febbraio 2023

Donna Fenicia


 La donna fenicia

La donna fenicia è sposa e madre di uomini di mare: marinai, mercanti e talora anche pirati. Vive quindi quasi tutto l'anno sola in paziente attesa, vestita con modestia e semplicità. Si abbiglia solo per il ritorno dello sposo .La donna fenicia aveva come capo-base del proprio guardaroba la lunga tunica diritta di lino o lana, sulla quale indossava, talvolta, una gonna più corta, mentre copriva le spalle con una mantellina drappeggiata o adorna di vivaci ricami. Ai piedi calzava sandali color porpora, che aderivano al piede per mezzo di una fascia variopinta.
La semplicità dell'abbigliamento quotidiano contrastava con la ricchezza e l'abbondanza di ornamenti che la donna usava nei giorni di festa. Quando le nere sagome delle navi, profilandosi all'orizzonte, annunciavano l'arrivo dei mariti, o quando giungeva il giorno della grande festa in onore della déa Astarte, la donna fenicia indossava abiti più ricchi e preziosi e impiegava lunghe ore nel- l'acconciarsi il capo. La semplice fascia di lana veniva talora sostituita da una specie di berretto frigio, stretto intorno alla fronte da un diadema: dalla punta del berretto poteva anche partire un lungo velo leggero, che veniva portato sul davanti a coprire il viso, conferendogli un fascino tutto particolare. Più spesso però portava solo un semplice diadema sulla fronte come a trattenere i capelli che scendevano sino alle spalle in morbidi riccioli.
La toletta era completata da una collana di pietre dure, dalla quale pendevano piccole fiale contententi essenze profumate.


COLLANE E PROFUMI
Nessuna notizia di cosmetici è giunta fino a noi; possibile che le donne fenicie non usassero il trucco? Forse non ne facevano uso quotidiano (esse erano tintore o ricamatrici, e i cosmetici potevano macchiare e rovinare il risultato di un lungo e faticoso lavoro); ma certo li avranno usati nei giorni di festa quando si abbigliavano con tanto sfarzo e con tanta cura.
I profumi erano adoperati senza economia; infatti le fiale appese alla collana contenevano vari tipi di essenze. Forse perché le tintorie impregnavano di cattivo odore l'aria delle città, le donne fenicie trovavano necessario tenere sempre il profumo a portata di... olfatto.

giovedì 2 febbraio 2023

Donna egiziana

 La donna egiziana

Come si chiama? Enti o Nofret, non ha importanza: è la donna egiziana, la bellissima, enigmatica donna egiziana. E vissuta in un'epoca molto lontana; eppure, osserviamola: nelle vesti. nel trucco, nell'acconciatura mostra una delicata, impeccabile accuratezza, una studiatissima semplicità. È la prima donna raffinata della storia. Le sculture e i dipinti ci mostrano in mille modi l'aspetto della donna egiziana. Doveva essere bellissima: sottile, slanciata, i seni alti, gli occhi di gazzella, la bocca carnosa, una grazia e una dignità che la rendevano infinitamente amabile. Il suo fascino è un'arte laboriosa ma sicura: osservandosi nel disco d'argento che le serve da specchio, essa si trucca con sicurezza. Usando flaconcini di alabastro e tavolette per cosmetici a forma di animale, colora di verde-azzurro le palpebre e stende sulle sopracciglia un rimmel nero che le ingrandisce l'occhio. Le unghie sono laccate di bianco. Poi indossa una tunica trasparente di lino, pone sul capo una pesante, misteriosa parrucca d'un colore blu scuro. Una collana di fini piastre d'oro o di pietre colorate, un diadema di lapislazzuli d'un blu intenso e la bella donna, strana e conturbante, è pronta.


UN ORIGINALE MODO DI PROFUMARSI

Come si vede nella prima pagina, la donna egiziana nelle grandi occasioni sfoggiava un originale cono di pasta profumata appoggiato sopra il capo, che il calore faceva fondere diffondendo attorno alla donna un alone odoroso e persistente. A questa raffinata acconciatura si accompagnavano oggetti da toletta di squisita eleganza, come certi cucchiai da trucco formati da figurette femminili galleggianti sull'acqua in atto di sorreggere con le braccia protese una grossa anatra. Il corpo svuotato dell'animale serviva contenere le creme di bellezza. 

UNA RENDITA IN BELLETTI

Quanto spendevano in profumi e in cosmetici le donne egiziane? Si sa che il re Meri aveva stabilito che tutto il ricavato dalla vendita della pesca nel suo lago fosse usato per l'acquisto dei profumi e dei belletti della sua bellissima moglie; la somma annua era (al valore di acquisto di oggi) di circa cinque milioni di lire.

martedì 31 gennaio 2023

Donna cretese


La donna cretese

Creta, favolosa isola fra il mare azzurro e il cielo dorato, è il regno della bellezza. La donna di Creta è bellissima: piccola di statura, straordinariamente snella e flessuosa; i grandi occhi scuri guardano franchi, limpidi e intelligenti sotto le sopracciglia finemente arcuate; le labbra sono piccole e morbide, il nasino impertinente. Il collo slanciato sostiene la piccola testa altera. Alla sua bellezza la donna cretese aggiunge il conturbante fascino di una eleganza molto audace, spinta a quei limiti che sono permessi soltanto alle creature privilegiate.
(Sullo sfondo: «L'uccello azzurro », pittura murale tratta dalla «< Casa degli affreschi » Cnosso - Creta.)

VENTI GONNE SOVRAPPOSTE

La donna cretese ha creato alcuni motivi dell'eleganza femminile che poi sono stati ripresi nei secoli successivi. È lei che ha lanciato il vitino di vespa, la gonna pantaloni, gli stivaletti, la coda di cavallo: e tutto con gusto squisito e con naturale eleganza. Il suo abito deliziosamente impudico era composto da un corpetto con le maniche corte che lasciava scoperti i seni e da una gonna strettissima in vita. Quasi certamente le donne eleganti conoscevano l'uso dello stringivita con cui ottenevano non solo un vitino da fare invidia dopo tanti secoli, ma raggiungevano lo scopo di tenere sollevati i seni. La gonna era spettacolosa: talvolta era liscia, ornata con strisce di colori contrastanti, ma più spesso si allargava e si arricchiva per la sovrapposizione di numerose altre gonne più corte (arrivava ad averne perfino venti), che creavano un effetto di volanti.

CAPELLI VIVI E CODE DI CAVALLO

Non che la donna cretese abbia avuto una particolare cura della sua capigliatura; ma forse in nessuna delle opere d'arte dell'antichità, che sono giunte fino a noi, i capelli sono così morbidamente sciolti sulle spalle e femminilmente acconciati come nelle donne degli affreschi di Tirinto. Una parte della capigliatura è avvolta a spirale sulla testa, qualche ciuffo sfugge in morbidi riccioli inanellati sulla fronte e, talora, lunghe trecce ricadono sul petto o sulle spalle. Molto spesso dai capelli morbidamente legati alti sul- la testa scende una « coda di cavallo », del tutto simile a quella che per molto tempo la moda ha imposto alle nostre diciottenni più « à la page".

GIOIELLI

Oro, oro, ovunque e sempre monili d'oro: la civiltà cretese era la civiltà dell'oro ed anche i gioielli fem- minili erano quasi tutti fatti con questo metallo.

Forcine per i capelli, spilli adorni di animali e di fiori, teste in cristallo o in quarzo montate in oro, anelli o spirali di filigrana d'oro, diademi, pendenti per le orecchie, placche per il petto adorne di perle, braccialetti, meravigliosi monili d'oro arricchiti da agate, onici e coralli sono i gioielli pervenuti sino a noi. Centinaia e centinaia di dischetti d'oro venivano inoltre cuciti sulle vesti così da trasformare il più semplice abito nel manto solenne di una dea.

GLI STIVALETTI

Dell'abbigliamento della donna cretese faceva parte un altro elemento di eccezionale rarità: lo stivaletto. La donna elegante portava calzari di cuoio che risalivano oltre il collo del piede, affusolati in punta, con un tacco piuttosto alto. Erano rifiniti con eleganza e ricamati con perle e pietre preziose.

È il primo esempio di stivaletto nella storia del costume femminile e rimarrà unico ancora per secoli.



 

lunedì 30 gennaio 2023

Donna Assiro-Babilonese


 Dalla mia nonna materna ho ereditato una enciclopedia degli anni '60 che ho sempre conservato gelosamente e che mi ha affascinato in un modo speciale. Non ricordo esattamente se fossero dei fascicoli che poi ha rilegato e se fosse una vera e proprio enciclopedia. Tratta di tantissimi argomenti, tra i più svariati, dalla cucina al teatro, alla letteratura, economia domestica, di tutto insomma. Corredata di foto che ti riportano in quegli anni, provocando anche una certa malinconia da parte mia, la trovo davvero bella. Il titolo dell'opera é "Enciclopedia della donna", sono sicura che a mia nonna costò non poco in termini economici, ma devo proprio ringraziarla di averla acquistata. Una delle tante sezioni è dedicata alle donne nell'antichità, mi piace talmente tanto che ho deciso di condividerla anche qui, perchè magari possa venire letta anche da altre persone che possano trovare piacevole questi articoli.

La donna assiro babilonese

La donna assiro-babilonese è semplice e riservata, una silenziosa creatura ben diversa dalla donna egiziana.

Si tinge gli occhi di nero e il viso di rosso-ocra, ma le sue vesti sono tra le più severe che il mondo antico ricordi, e i suoi monili discreti. Per gli Assiro-babilonesi è molto importante combattere, conquistare popoli e terre e formare un potente impero; le donne, al contrario, non meritano troppa attenzione: esse non compaiono in pubblico e non prendono parte alle manifestazioni ciivili. Eppure è per una donna, per una giovane principessa malata di nostalgia, che Nabucodonosor costruisce una delle sette meraviglie del mondo: i giardini pensili di Babilonia.

Vestiva con abiti fluenti che non lasciavano intravvedere le linee del suo corpo. Anche il capo era coperto così che non si scorgessero i capelli e il viso apparisse bello in tutta la sua semplicità. L'abbigliamento di questa donna era semplice, severo, ispirato a una grande modestia: tunica lunga fino ai piedi, ampio scialle drappeggiato e adorno di frange, velo.

Qualche volta al posto dello scialle indossava un altro abito che ricopriva quasi tutta la tunica di lino. Così, vestita in modo né comodo né leggero, con pochissimi gioielli e semplici scarpe appena un poco rialzate sotto il tallone, la donna assiro-babilonese era pronta per andare incontro al suo sposo.

IL FASCINO NASCOSTO

L'uomo era elegante, truccatissimo, profumato, con parrucca e barba posticcia; la donna umile, vestita severamente, appena appena truccata. Tutto il contrario di quello che è la logica? Forse no; anche la donna babilonese ha il suo fascino nascosto: è la sua speciale arte di essere la compagna discreta, la donna capace di annullarsi davanti al proprio uomo elegantemente curato e abbondantemente profumato; di saper mettere, cioè, l'uomo sul piedistallo e di saperlo adorare e ammirare come piace a lui. Un'arma potente per averlo poi ai propri piedi...

L'UNICA AUDACIA

Una certa eleganza nell'acconciatura l'unica piccola audacie che la donna babilonese si permetteva: i capelli, lisci fino alla nuca, venivano pettinati in minutissime treccioline che scendevano, tutte della stessa lunghezza fino alle spalle; oppure venivano acconciati in tanti ricci, simili a globuletti, tutti della stessa precisa lunghezza. Però, come se si pentisse di tanta eccentricità, la donna  per uscire copreiva il tutto con un velo severo.