mercoledì 25 agosto 2021

Filati antichi


Filato di ginestra

- raccolta: si effettua da giugno a settembre, secondo l'altitudine e la posizione cardinale, in concomitanza la piena maturità delle vermena, che coincide con la sfioritura. Per il taglio si usano ancora antiche roncole, falci e forbici da potatore

- bollitura:  si fa in grossi pentoloni con acqua e cenere, possibilmente di legno duro (quercia, castagno, acero) per circa un'ora allo scopo di ammorbidire la parte legnosa delle vermene ed iniziare il processo di separazione della fibra dal canapuolo

- macero: dopo la bollitura i mazzetti vengono disfatti, composti in grossi fasci e messi in ammollo in una fossa ricavata nel letto di una fiumara. In tal modo l'acqua, non solo copre compleamente la vermene, ma, nella sua corsa, attraversandole li lavora sempre di piu' per consentire lo scortecciamento della parte legnosa

- scorticatura: consiste nel distendere gli steli su di una superficie dura spazzolandoli energicamente con una spatola di saggina mantenuta bagnata in modo da togliere la pellicola esterna e da separare la fibra interna dall'anima

- cardatura: la fibra lavata e asciugata si presenta aggrovigliata e ancora mista a scorie legnose e cuticolari. Con la cardatura che può essere fatta a mano o con appositi pettini, si puliscono, parellelizzano e selezionano le fibre per la filitura

- filitura:  per trasformare la fibra in filato ci si avvale della canocchia, che serve a contenere la fibra e del fuso che, con movimento rotatorio, attorciglia le fibre su se stesse filandole all'infinito. Tale procedimento, però, è alquanto difficile, tanto per l'elementarietà degli attrezzi quanto per il sincronismo dei movimenti manuali, specie se non si ha una buona esperienza e si desidera ottenere filati sottili. Si può ovviamente, filare la ginestra con il filarello, dove il movimento rotatorio del fuso è generato  da una pedaliera e l'alimentazione della fibra avviene manualmente. Tale attrezzo, che rimane sempre di carattere artigianale manuale,  aiuta a velocizzare la lavorazione e a rendere piu' regolare il diametro del filato

- tessitura: il filato di ginestra, ottenuto con il procedimento descritto e senza alcuna nobilitazione, si presenta alquanto rigido e irregolare di diametro, la superficie pelosa, la mano aspra, secca e ruvida. Grazie però a queste peculiarità la ginestra conferisce ai tessuti particolari qualità che ben  si adattano all'uso a cui sono destinati (tendaggi, guanto per doccia e esfoliazione dell'epidermide, tappeti, borse...) La tessitura della ginestra, da utilizzare preferibilmente in trama, si può effettuare indifferentemente sia su telai manuali che meccanici, ai ferri, all'uncinetto.



TESSUTO D'ORTICA

L'ortica è comunemente considerata un'erbaccia. Ottima e utile in cucina, l'ortica può risultare una rivelazione anche per quanto riguarda i tessuti. Inoltre una tela fatta di fibre d'ortica risulta pure curativa per il nostro organismo. Esercitandosi si possono ottenere tessuti leggeri e pesanti, freschi per l'estate o caldi come un maglione d'inverno.Anche per l'ortica la lavorazione è molto complicata, come per la canapa  o il lino. Il periodo è l'autunno, va raccolta, essicata e poi lasciata a bagno per un lungo periodo, di nuovo essicata in modo da ricevere, finalmente, "la fibra da libro" (parte legnosa della pianta)dalla quale deriva la fibra da filatura. L'ortica per essere ben essicata deve essere riposta sul forno o sul calorifero. Successivamente bisogna eliminare le foglie secche e i rametti. Per testare la qualità della fibra di libro che abbiamo ottenuto, questa va ammorbidita con le dita e rotta leggermente in qualche punto. Una fibra pronta si romperà tra le nostre dita con un lieve scrocchio e, di conseguenza, se tutto è stato fatto correttamente, le fibre si separeranno da sole dal gambo.


Gramolazione: per eliminare dai gambi maciullati la parte legnosa, frammentata in tanti piccoli pezzetti, vengono lavorati in una speciale gramola (un arnese usato per stigliare la canapa o il lino, cioè per separare dalla parte legnosa le fibre, che poi vengono ulteriormente lavorate e infine tessute). Il modello piu' semplice di gramola ricorda una "lama di legno". Le gramole vengono spesso costruite utilizzando un legno molto duro (quercia per esempio). Il procedimento consiste nello sbattere la leva ripetutamente, praticamente finchè tutti i pezzetti di legno non vengono rimossi.


Pettinatura: piu' lunghe sono le fibre e piu' sottile e lungo sarà il nostro filato. Per separare le fibre lunghe da quelle medie e corte si usa un pettine grande, di legno, fissato su un supporto. Tuttavia le fibre piu' lunghe e pulite si possono ottenere pettinando ripetutamente con un pettinino ed una spazzola, che può essere fatta di crini di cavallo. Questo processo richiede una gran pazienza: bisogna letteralmente pettinare e lisciare ogni ciocca di fibre. Prima di iniziare bisogna predisporre attentamente una ciocca di fianco all'altra. La pettinatura parte dalla parte libera e procede gradualmente in direzione del morsetto. Durante questo processo rimangono delle piccole fibre sul pettine. Fibre di media misura vengono spazzate via con la spazzola.

Produzione del filato

Dopo il lavoro da certosino della pettinatura, possiamo finalmente cominciare a realizzare il nostro filato vero e proprio. Abbiamo bisogno di forbici, coltello, spazzola, pettine e folatoio. La spazzola migliore è quella per cani, mentre il filatoio consigliato è a pedale (in questo modo le mani sono sempre libere). Le fuoriuscite di filato saranno copiose. Quindi raccogliete prontamente il materiale ottenuto, altrimenti il lavoro che avete fatto per piu' di una settimana va in malora in dieci minuti.


Canapa

La canapa è una pianta annuale. Si seminava in primavera tra febbraio e marzo, a seconda che la stagione fosse piu' o meno fredda e piovosa. Comunque sempre dopo aver piantato le patate. I buoi viaggiavano avanti e indietro lungo le capezzagne e, con un sistema di carrucole, trainavano la macchina seminatrice lungo il campo (il canver), così che il terreno non venisse calpestato dalle bestie.
Appena spuntavano le piantine, si dovevano tenere a bada i passeri, che ne avrebbero fatto man bassa; per tenerli lontani si girava intorno ai campi, dentro le scoline, battendo la falce con un oggetto di ferro per fare rumore; si mettevano spaventapasseri caricati con potassio e zolfo e  si faceva "schioccare la frusta". Altro pericolo per la crescita delle piantine erano i forti acquazzoni primaverili. Le piantine venivano sommerse e le foglioline rimanevano appiccicate al terreno; allora bisognava liberarle utilizzando una scopetta di saggina. 
La cura della canapa, questo era il termine che si usava, durava tre o quattro giorni, fino a quando le radici si irrobustivano e le piante non rischiavano piu' di essere estirpate.
La canapa cresceva naturalmente, non veniva annaffiata e arrivava a maturazione in agosto.
A questo punto iniziava la fatica.
Prima degli anni 30 si tagliava a mano con il falcetto (traien).Poi si  cominciò ad utilizzare la falciatrice (sgadoura) usata anche per l'erba medica, trainata dai buoi o da un cavallo, cui venne poi applicato un attrezzo che mentre tagliava provvedeva anche a fare le fascine (al brazè).
Venivano disposte incrociate a filari sul campo stesso e lasciate asciugare per 8 10 giorni, secondo la stagione, finchè le foglie si staccavano. Ogni fascina in seguito veniva raccolta e battuta a terra per staccare le foglie secche e nuovamente adagiata sul campo. Si utilizzavano le ore piu' calde della giornata, perchè le foglie si staccassero meglio dal fusto. Il sole e la polvere rendevano questo lavoro ancor piu' faticoso. Le fascine venivano poi raccolte e sistemate in piedi con le teste appoggiate le une alle altre tipo tenda indiana (la prèla),perchè non si bagnassero troppo se pioveva. Le teste, poi, si legavano per evitare che gli steli si disperdessero con il vento. Se c'era pericolo di pioggia, la prèla veniva fatta anche di notte. Quando la canapa era completamente secca, veniva sistemato su un cavalletto di legno, facendo attenzione che il fondo gli steli stesse pari (fer la banchè). A questo punto si sfilavano gli steli prendendoli dalla testa, cominciando dai piu' lunghi, per formare dei mazzetti (manèl) tutti della stessa lunghezza, che poi venivano legati da entrambi i lati. Con dodici mannelli, sei in un senso, sei nell'altro, si formava un fascio. Si tagliavano le cime da entrambi i lati e si legava ben stretto.In questo modo, i primi fasci che si formavano erano lunghi anche tre metri, mentre gli ultimi erano molto piu' corti. La canapa era pronta per il macero. Le fascine venivano portate al macero per essere affondate, con un carro trainato da buoi o cavalli. Era un lavoro che richiedeva piu' o meno tempo a seconda degli uomini che c'erano a disposizione. Non tutti i poderi avevano un macero adatto alla lavorazione della canapa.
La gramolatura  Dopo che la canapa si era bene asciugata, in modo che una parte della  buccia iniziava a distaccarsi dallo stelo e diventava ruvida, si passava alla gramolatura.
La gramadoura era una macchinetta di legno alta 70/80cm e lunga 1 mt, con 4 piedi e una leva a bietta che si incastrava tra due tavole. Mentre un uomo alzava e abbassava la leva, un altro poneva mazzetti di piante sulla grama che ne tranciava lo stelo in pezzetti da 10/12 cm, favorendo il completo distacco della buccia.
La pettinatura. La canapa per essere tessuta doveva prima essere filata.Chi la rendeva idonea alla  filatura era il gargiolaio (al garzuler o cunzarein) che facendola passare piu' volte attraverso diversi attrezzi a forma di pettine o spazzola, la rendeva morbida e sottile. Durante questa operazione la canapa da filare veniva suddivisa a seconda della morbidezza in tre categorie: al ramdel, al manel, i tuz (prima, seconda, terza scelta). Mentre preparava "le trecce"  di ramdel, si ungeva le mani con un particolare grasso di maiale, la sonza che rendeva la canapa piu' lucida e pastosa. Per la preparazione delle  corde la canapa non andava filata, ma veniva ritorta direttamente con l'aiuto di un apposito attrezzo.

La filatura. Era l'attività che occupava le donne nelle giornate invernali con metodi antichissimi come il fuso e la rocca. La fibra di canapa, per essere filata, doveva essere avvolta sulla rocca o conocchia. La filatrice aiutandosi con il fuso o con il filatoio a pedale, ritorce le fibre "munte" dalla rocca e forma il filo che viene avvolto sul fuso. I tuz rappresentavano la stoppa ed erano così duri che per filarli non si riusciva ad avvolgerli sulla rocca, ma si infilavano in cima ad un bastone e poi...con santa pazienza... Con questo filato grosso e duro si faceva la tela per indumenti da lavoro nei campi, ma poteva anche diventare un lenzuolo durissimo che grattava. Finito di filare la terza scelta, si passava alla seconda e alla prima il ramdel che era poi l'unica che poteva essere avvolta sulla rocca.