martedì 31 luglio 2018

Fazzoletti di asparagi e brie

Questi fazzoletti li ho mangiati per la prima volta da mia cognata, li ho subito rifatti perchè in casa mia ne sono rimasti innamorati. Le dosi sono ad occhio e a piacimento, la quantità della panna liquida per la salsa è sicuramente abbondante.

Fazzoletti di asparagi e brie

Ingredienti

asparagi
scalogno
brie
burro
sale
pepe
1/2 l panna liquida
1/4 panna da cucina
parmigiano
una bustina zafferano
porro

Tagliare gli asparagi a pezzetti. Fare soffriggere abbondante scalogno nel burro, saltare gli asparagi in padella insieme allo scalogno, aggiungere un poco di acqua per cuocere, salare pepare.
Preparare le crepes. Mettere al centro di ogni crespella asparagi, scalogno e una fettina di formaggio brie (o altro) chiudere a sacchetto legandoli con delle striscioline di porro. Mettere in forno per 15 minuti a 180° con sopra qualche fiocchetto di burro.
Preparare la crema: unire la panna da cucina, la panna liquida, lo zafferano e mettere su un fornello. Portare quasi a bollore. Unire abbondante parmigiano o grana. Spegnere.
Mettere sul fondo del piatto la crema poi la crespella e sopra un poco di crema e qualche pezzetto di asparagi tenuto da parte. Servire.

lunedì 30 luglio 2018

Pinza bolognese

La pinza bolognese è un dolce che proviene dalla tradizione contadina bolognese, che si preparava generalmente durante le festività natalizie, anche se ormai viene consumata tutto l'anno. La sua ricetta appare per la prima volta nel 1644 all'interno del volume L'economia del cittadino in villa di Vincenzo Tanara.
Il nome deriva molto probabilmente dalla sua forma, poiché si presenta come un rotolo di pasta dura che stringe al suo interno della mostarda bolognese.
Io l'adoro. Ogni famiglia ha la sua ricetta, si tratta in pratica di pasta da crostata che anzichè venire stesa e riempita si stende e si spalma la mostarda poi viene arrotolata, meglio se ci si aiuta con uno strofinaccio. Per me è uno dei dolci migliori che si possano mangiare. Riporto la ricetta di casa di mio cognato.

Pinza Bonazzi

Ingredienti

1 kg farina (ne vengono 4-5)
2 hg margarina
4 uova
4,5 hg zucchero
1 pizzico sale
scorza di limone
dose per dolci da un chilo

Infornare a 180 ° per 40 minuti. Con un rosso e un poco di zucchero spennellare.

Canestrelli di Alda Muratore

Come si è capito, mi era venuta voglia di biscottare. Questa è una vecchia ricetta di Alda, chi ha avuto la fortuna di conoscerla sa già come possono essere: fantastici.
Più che un biscotto, risulta più una frolla da pasticceria secca. Squisiti! Riporto esattamente come scritto da lei.

Canestrelli

Ingredienti

270 gr burro
100 gr zucchero
1 tuorlo d'uovo
300 gr farina

Lavorare la margarina ammorbidita con lo zucchero e il tuorlo di uovo. Unire poi la farina. Il tutto senza acqua nè latte. Stendere l'impasto fino ad ottenere una sfoglia di 1 cm.
Ritagliare i canestrelli con uno stampino a fiore e fare un buchino al centro. Spennellare con l'albume avanzato.
Mettere in forno a 150° per 20/30  minuti.
Servire spolverizzati di abbondante zucchero al velo.

Paste della nonna Ida

Questi biscotti sono poesia...mi riportano a quando fidanzata, il sabato pomeriggio capitavo a casa da mio marito. La nonna Ida, in cucina, di fianco alla stufa bianca a legna, con la sua ciotola, prendeva una quantità di pasta fra due cucchiai, li intingeva nel misto per dolci prima, poi nello zucchero a velo e via, sulla teglia pronti per essere infornati. Era ormai un gesto meccanico, credo che se li avessi pesati, sarebbero stati tutti perfettamente uguali. Queste erano le paste che si offrivano dopo pasto, ottime servite anche con il vino. Non passava settimana che non si facessero, era un rituale. Che nostalgia! Ho voluto rifarli, non li faccio spesso per mancanza di tempo e di sicuro, sono meno brava di lei.

Paste 

Ingredienti

400 gr farina
3 uova
100 gr fecola di patate
lievito da dolci per mezzo chilo
1 etto burro
1/2 etto zucchero vanigliato
2 etti zucchero
1 limone grattugiato
misto per dolci
zucchero a velo

Prima lavorare i rossi, il burro, lo zucchero, la vaniglia; poi aggiungere la farina, i bianchi precedentemente montati, il limone e per ultimo il lievito. Prima di disporre il tutto in una latta intingere i biscotti nel misto per dolci, poi passarli nello zucchero a velo. Cuocere per 15 minuti circa.

Biscotti leggeri Simili


Io adoro questi biscotti: non sono troppo dolci, si inzuppano che sono una meraviglia. Hanno solo una controindicazione: quando inizio a tocciarli nel latte non finisco più.
Le Sorelle Simili sono molto di più di una garanzia!

Biscotti leggeri

Ingredienti

500 gr farina
150 gr zucchero
100 gr burro a temperatura ambiente
15 gr bicarbonato d'ammonio
2 uova
1 tuorlo
2 cucchiai latte
un pizzico di sale
chiara d'uovo
zucchero

Fare la fontana, mettere al centro lo zucchero, le uova, il tuorlo e il burro, amalgamare poi unite il bicarbonato d'ammonio stemperato nel latte e un pizzico di sale. L'impasto deve essere un poco sostenuto. Tirare delle sfoglie quadrate o rettangolari di circa 3 mm, pennellare con la chiara e spolverate con poco di zucchero, tagliate a quadrati non troppo grandi. Cuocere in forno a 180° per 15-20 minuti: è meglio cuocerli senza carta forno.
Io li conservo in vasi di vetro

mercoledì 11 luglio 2018

Personaggi nei modi di dire

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Parlando con mia mamma di sartoria, per una gonna di mia figlia, mi sono accorta che utilizziamo dei paragoni a dei personaggi che ormai risultano sconosciuti. Infatti, mia figlia, mi ha chiesto chi sono? ho pensato così di riproporli, in modo che non vadano totalmente dimenticati.

Sor Pampurio

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Trattasi di un personaggio dei fumetti ideato nel 1925 da Carlo Bisi e pubblicato per la prima volta sul n. 17 del Corriere dei Piccoli dell'aprile 1929. Il disegnatore continuò ininterrottamente a illustrare le sue storie sino al numero 45 del 1944, per riprenderla poi saltuariamente nel dopoguerra sempre per il Corrierino sino al numero 4 del 1978.
Le sue storie - il testo appariva al fondo delle tavole ed era espresso in rima baciata, non essendo ancora state adottate all'epoca le nuvolette - iniziavano con la cantilena che recitava:
« Sor Pampurio arcicontento del suo nuovo appartamento »
in ragione del fatto che il protagonista, per un motivo o per l'altro, cambiava di continuo abitazione.
Con questo fumetto, Bisi lasciò lo stile dell'Art Nouveau per adottare quello dell'Art Déco, che si fa più evidente ancora nel tratto molto geometrico delle ambientazioni domestiche.
Figurina stralunata, carattere maschilista ante litteram, era raffigurato con un volto ovale incorniciato da pizzetto, praticamente calvo ma con due grosse matasse di capelli arricciati sopra le orecchie. L'abbigliamento era costituito da una vistosa cravatta a farfalla e da una palandrana che indossava sopra larghi calzoni. Ai piedi calzava scarpe con la punta all'insù. In testa portava una sorta di tuba.
Nonostante l'abbigliamento clownesco, il personaggio impersonava il classico cittadino borghese appartenente al ceto medio alle prese con i problemi quotidiani e con le grane che gli venivano dalla famiglia (segnatamente la moglie Pampuria e il figlioletto anch'egli calvo ma con un buffo ricciolino al centro della testa; ma anche dalla domestica, appellata senza mezzi termini servetta, e verso cui si appuntavano spesso i suoi strali).
Il Sor Pampurio - sulla carta arcicontento - a dispetto dello stereotipo che impersonava rappresentava in realtà un individuo piuttosto irascibile e scostante oltre che suscettibile (tanto che poteva diventare in breve arci-scontento): soffriva sostanzialmente delle alienazioni che sarebbero diventate poi, molti decenni dopo, una costante della civiltà post-industriale: l'avversione per il rumore e la confusione, per l'inquinamento, per i disagi e gli stress della vita moderna. Non potevano non essere toccati dei tòpos della convivenza domestica come il sopraggiungere della suocera, il pianto d'un infante, il rumore provocato da vicini di casa chiassosi.
In ragione di queste attitudini, il Sor Pampurio – sempre stritolato fra tragicomiche avventure domestiche e puerili accadimenti quotidiani – era spesso costretto a cambiare appartamento (tanto che il nome è diventato sinonimo di qualcuno costretto continuamente a spostarsi di residenza).

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Bagonghi o nano Bagonghi è un desueto pseudonimo usato per definire i nani che lavorano nei circhi, nelle fiere e nei baracconi.
L'origine del nome è incerta, ma alcuni ritengono che derivi da "Ba Kango", nome di una tribù pigmea dell'Africa occidentale. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento risulterebbero aver lavorato nani con questo pseudonimo nei circhi Guillaume, Gatti & Manetti e Barnum. Si ritiene che il primo Bagonghi sia stato Andrea Bernabè, nato a Faenza il 27 gennaio 1850 e morto attorno al 1920, che iniziò la sua carriera nel Circo Zavatta. 
Uno dei più noti Bagonghi fu poi l'artista circense Franco Medori, appartenente al circo Togni.
Nel linguaggio colloquiale "bagonghi" può essere usato come epiteto scherzoso (quantomeno nelle intenzioni di chi lo pronuncia) nei confronti di una persona di statura bassa che tende a rendersi ridicola giganteggiando su meriti che non ha o affrontando argomenti sui quali millanta una finta preparazione suscitando ilarità ai propri interlocutori. 
Nella cultura dialettale milanese di un tempo, l'espressione "Bagonghi e sensa murusa" indicava invece propriamente una persona che, a causa della propria bassa statura, fosse rimasta senza fidanzata (e, come insulto, pare sia sopravvissuto a Milano fino agli anni 1980)[senza fonte]. Nella cultura dialettale livornese e veneziana ed in alcune zone dell'Emilia Romagna invece l'espressione "Pari Bagonghi" si riferisce a colui che indossa abiti troppo larghi o con maniche eccessivamente lunghe che lo rendono goffo, proprio con riferimento ai costumi di scena circensi. Nella cultura sarda la parola Bagonghi è utilizzata come appellativo per le persone con la testa grande e/o grossa.

RICHETTO

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Nella Sala Cicogna del Salone del bambino di Milano si apre la seconda edizione dello Zecchino d’Oro dopo lo strepitoso successo dell’anno scorso. Oggi sono presentate sei canzoni, altre sei domani. Appare per la prima volta Richetto, interpretato da Peppino Mazzullo. Richetto vuole cantare come gli altri bambini ma non gli viene permesso perché è troppo somaro a scuola. «Pignolo d’un pignolo!» è il suo tormentone che rivolge a Mago Zurlì. Nel 1966 a Richetto verrà dedicato un fumetto.