domenica 13 maggio 2012

Auguri mamma!!


Auguri alla mia mamma e a tutte le mamme del mondo!

Grazie Mamma

Grazie perchè mi haii dato la tenerezza delle tue carezze,
il bacio della buona notte,
il tuo sorriso premuroso,
la dolce tua mano che mi dà sicurezza.

Hai asciugato in segreto le mie lacrime,
hai incoraggiato i miei passi,
hai corretto i miei errori.

Hai protetto il mio cammino,
hai educato il mio spirito,
con saggezza e con amore mi hai introdotto alla vita.

E mente vegliavi con cura su di  me,
trovavi il tempo per i mille lavori di casa.
Tu non hai mai pensato di chiedere un grazie.

Grazie Mamma!

(Judith Bond)




sabato 12 maggio 2012

Discesa Madonna San Luca




Oggi alle ore 18, l'immagine della Madonna di San Luca, arriverà nella Basilica di San Pietro, dove rimarrà per sette giorni e dove i bolognesi si recheranno per farle visita. Questa usanza risale al 1433, durante l'episcopato del beato Niccolò Albergati, quando la primavera fu estremamente piovosa e minacciava di rovinare i raccolti. Per scongiurare la prospettiva di una carestia, il giureconsulto Graziolo Accarisi (autore della sopracitata cronaca sulla leggenda riguardo l'arrivo dell'icona a Bologna) promosse la discesa dell'icona della Madonna col Bambino per implorare davanti all'immagine attribuita a San Luca la grazia per la fine delle piogge. Quando l'icona entrò in città il 5 luglio, la pioggia cessò; si fece allora una grande festa con una processione di tre giorni per la città, poi si riaccompagnò l'immagine al santuario. Per voto cittadino, da allora queste celebrazioni furono ripetute ogni anno.
Solamente due volte non fu possibile celebrare la discesa della Madonna: nel 1849 durante l'occupazione austriaca del colle e nel 1944 durante la seconda guerra mondiale.
Mi ricordo che quando ero piccola, le persone anziane mi raccontavano (anche se non vi è traccia negli scritti, sicuramente sarà frutto di fantasia popolare, ma mi piace molto pensare che sia così) che quando venne giù la prima volta, gli alberi si unirono al suo passaggio in modo da non bagnare la Madonna, formando una sagoma di portico. Venne quindi deciso di costruire i portici, in modo che non avesse a bagnarsi le volte successive.
Oggi a Porta Saragozza sarà ricevuta dall’arcivescovo, il cardinale Carlo Caffarra, dal clero e dai fedeli. L’immagine verrà poi accompagnata nella Cattedrale di San Pietro, percorrendo le vie Saragozza, Collegio di Spagna, Carbonesi, D’Azeglio, Piazza Maggiore, Piazza Nettuno, Indipendenza.
Mi ricordo come fosse oggi di quando l'Icona venne a Viadagola, qualche anno fa...che emozione!!

venerdì 11 maggio 2012

Cresciamo in famiglia

Oggi sono entrate a far parte della nostra famiglia cinque galline...cosa c'è di speciale. Apparentemente nulla, i ragazzi però sembrano diventati matti.-). Hanno contribuito a preparare il pollaio, le vegliano.


ora mancano solo le uova, ma per queste ci vorrà qualche giorno. Chissà che festa quando raccoglieranno il primo uovo, già sono d'accordo che lo devono friggere e dividerselo-). 
Tra una gallina  e l'altra ho preparato anche la ciambella per la Cresima di mio nipote



ed ho anche imparato (non ci avevo mai fatto caso)  che il grano fa i fiori, e che ogni fiorellino lascerà poi posto ad un chicco di grano, appunto.


direi giornata piena...e benvenute Cocche.-)

giovedì 10 maggio 2012

Rose di salmone

Queste roselline le ho fatte per il compleanno di mio nipote. Sono molto carine come presentazione, da tenere presente per un buffet. Purtroppo quando ho aperto il salmone le fette erano in realtà tutti pezzettini e ho dovuto assemblarli come meglio ho potuto, in ogni caso se si dispone di fette intere la rosa risulterà molto più carina e proporzionata all'uovo. E' una preparazione veloce e semplice da fare.

Rose di salmone

Ingredienti

4 uova
100 gr burro
sale pepe
salmone
scorza di limone grattugiata

Bollire le uova, privarle del guscio, quindi tagliarle a metà e prelevare il tuorlo. Nel frattempo si sarà preso fuori dal frigorifero e si sarà ammorbidito.Tritare i tuorli e mescolarli al burro, aggiungere il sale, il pepe e la scorza di limone grattugiata. Riempire gli albumi sodi, quindi posizionarvi il salmone arrotolato in modo da formare una rosa. Aggiungere qualche fogliolina di prezzemolo o timo.Disporre sul piatto da portata e
condire con un filo di olio se piace e mettere in frigorifero coperto da pellicola fino al momento del serivizo.

mercoledì 9 maggio 2012

Incomincia la festa!!

In reltà la festa vera e propria si terrà i primi giorni di giugno a Viadagola, ma i preparativi sono già iniziati eccome! e non è forse vero che l'organizzare la festa e l'attesa, tante volte, sono i momenti più belli di una festa?
di  certo gradevoli lo sono. Ieri sera è stata l'ultima delle tre serate dedicate alla preparazione dei tortellini: in totale ne sono stati preparati 750 uova di sfoglia...il solo pensiero a me fa sentire male! Io non sono così coraggiosa come queste signore ormai abituate a queste cifre:-)! Vedere tutto questo impasto che sembrava non calare mai, ad un certo punto mi aveva fatto venire voglia di scappare, poi  pian piano, tra una chiacchera, un tortellino e una chiacchera, ha iniziato a calare. Non lo dico per carineria, ma queste donne e mettiamoci pure questi uomini, sono da ammirare. Tutto fatto a meno, un entusiasmo meraviglioso nell'organizzare e nel preparare le cose, tutto affrontato nel massimo del rispetto  e nell'affetto reciproco .
Ma veniamo alla sostanza, ecco l'impasto...in foto non rende:-)
Angela che gli dà la prima stesura





Livio che prepara le sfoglie 





e via, tutti a chiudere i tortellini



Il gruppo delle carinissime signore di Quarto: il loro aiuto è essenziale, sono sempre disponibili e numerose. Senza di loro il lavoro risulterebbe molto meno piacevole.




alla prossima!

lunedì 7 maggio 2012

Zucchini gratinati

Questa ricetta l'ho vista navigando sul blog di  Lidiya, mi ha incuriosito e sabato sera l'ho fatta per una cena con i nostri amici. Non erano molto saporiti, ho avuto paura a caricare di odori, invece dovevo osare.
La prossima volta che li rifarò non sarò così parca. Ho raddoppiato la dose di zucchine mettendo solo una dose di panna, invece avrei dovuto fidarmi.
Comunque sono da tenere presente.

Zucchini gratinati

Ingredienti

700 gr zucchine
2 cipolle
6 cucchiai pan grattato
50 gr parmigiano grattugiato
200 ml panna
1 cucchiaio olio oliva
50 gr burro
noce moscata
sale 
pepe
rametto rosmarino

Tagliare le zucchine a 0,7 cm di spessore. Sbucciare le cipolle e tagliare a piccole fettine e friggerle in una miscela di olio e burro finchè non diventano trasparenti
aggiungere le zucchine e fare cuocere fino a doratura. Prendere il pane grattugiato e metterlo in una padella calda e asciutta, farlo tostare e rimescolarlo al parmigiano, quindi versarvi poi la panna 

ed infine le zucchine.
Prendere una teglia, imburrarla, poi versarvi il composto, condire con sale, pepe, noce moscata e rosmarino.


Mettere in forno caldo a 180 gradi finché non assume un bel colorito gratinato.

venerdì 4 maggio 2012

Signore e signori, madames e messieurs, ecco a voi...


la fantastica stupenda meravigliosa prima torta con fondente di Elena!! E' con commozione che la pubblico e sono orgogliosa che il mio piccolo blog possa ospitare questa meraviglia!!
Pensare che me la immagino ancora qui, quella sera che è rimasta a dormire da noi, a fare i biscotti e ora devo prendere lezione da lei...che bello! le prendo volentierissimo! Speriamo piuttosto che lei abbia tanta pazienza, perchè di coccio io sono e tengo la mia età.  Per chi non sapesse chi è Elena  leggere  qui, comunque riassumendo è una ragazza di questi tempi di cui essere fiera. A vent'anni sta lavorando, ha la testa a posto, si diverte a creare queste  cose per i suoi "amici", direi un ottimo esempio di ragazza di oggi!
Guardate le pecore, gli mancano solo la parola, pure l'espressione degli occhi ha fatto!!
Brava Elena, continua così e le prossime torte me le farai tu!!

Fondente di zucchero

Ingredienti

500 g di zucchero a velo
40 ml acqua
5 gr di colla di pesce
1 cucchiaio di gomma aggragante
1 noce di burro

Questa è la ricetta che abbiamo usato! al posto della gomma abbiamo usato il miele, altrimenti si può usare anche il glucosio. 

Gelée di acqua di fragole meravigliosa

Domenica, in un attimo di riposo, mi sono voluta fare un regalo: mi sono donata una navigazione sul blog di Pinella. Come sempre è favolosa, però poi ho visto questa acqua di fragole che mi ha incuriosito...poi ho notato le sfere fatte con la gelée...che belle! Me ne sono innamorate. Sono corsa quindi a cercare lo stampo a semi sfera ma non l'ho trovato, ho quindi pensato come fare, non vi potevo rinunciare: avevo anche il diciottesimo compleanno di mio nipote e volevo fare un dolce nuovo e questo era lui!
Ho utilizzato così delle tazzine da caffè, sperando che mi andasse fatta bene come pensavo quando avrei dovuto sformarle. Così è andata, meno male!
Certo non sono belle come le sue, ma il sapore e il profumo di questo dolce sono indescrivibili.
Si può solo assaggiare per capire!
Come al solito ringrazio Pinella per i suoi fantastici dolci e le sue splendide  spiegazioni.

Acqua di fragole
(da una ricetta di Loretta Fanella)

Ingredienti

500 gr di fragole
225 gr zucchero semolato
50 gr aqua 

Tagliare  a pezzetti 500 g di fragole, unire  225 g di zucchero semolato e 50 g d'acqua. Mescolare e mettere nella ciotola in microonde, alla massima potenza, per 5 minuti.

 Rovesciare il tutto sopra un colino a maglie fini 

e fare  colare il liquido senza mescolare e premere la frutta per circa 3-4 ore. Recuperare tutto il liquido.

Sfera di fragole in gelatina
(modificata da una ricetta di Loretta Fanella)

Ingredienti

200 g di acqua di fragole
4 g di gelatina in fogli

Stemperare  la gelatina nell'acqua di fragole. Fare sciogliere senza fare bollire e versare negli stampi scelti. Mettere in freezer.
Per staccarli li ho passati qualche istante in acqua calda, visto che ho utilizzato le tazzine da caffè e non stampi in silicone.



Streussel alle fragole

Ingredienti

100 gr farina
100 gr zucchero
100 gr farina di mandorle
100 gr burro
250 gr fragole 
(io ne ho usate 500 ma la metà erano sufficienti)

Impastare 100 g di burro con 100 g di zucchero. Aggiungere subito 100 g di farina 00 e 100 g di farina di mandorle e amalgamare.
Mettere nel MO una ciotola con delle fragole a pezzetti. Fare evaporare tuta l'acqua finché non si è formata una sorta di pasta densa. A questo punto bloccare la cottura e aggiungere  questa pasta allo streussel. Fare riposare per due ore.

Passare poi in forno a 150 gradi per 30 minuti.Assemblare il dolce. 


Ho fatto anche una versione per celiaci, mettendo tutta farina di mandorle. Il risultato è stato eccellente.



giovedì 3 maggio 2012

Santa Croce!

Anche stamattina, come tutti gli anni, siamo andati a mettere le croci nei campi come protezione dalla grandine, ovviamente a digiuno. Come già ho riportato qui, si utilizzano i gusci delle uova benedette per Pasqua  per  formare una piccola croce, ai piedi di quella fatta con le canne,
Ecco quelli che ho conservato della mattina di Pasqua
Un proverbio bolognese dice: "par Santa Crous, furmeint spigous" : per Santa Croce frumento spigoso.
Quest'anno, almeno il nostro, è ancora indietro, la spiga non ce l'ha ancora. Girando per le campagne qualcuno già ce l'ha, ma sono pochi i campi che la possono vantare
l'alba della campagna granarolese:
riporto queste tradizioni che ho trovato su questo sito. Tra l'altro mi ricorda la mia infanzia, quando la mia mamma mi diceva che quello che sprecavo nel mangiare, l'avrei poi raccolto con il cestino senza fondo, una volta nell'aldilà.).



SINTESI DI CULTURA POPOLARE DEL '700


Semina

Non si seminava prima del 9 Ottobre, giorno di San Donnino, che invece era propizio per la semina della fava:"Chi semna par San Dunen, e' semna un stêr e e' coi un mzen".Chi semina per San Donnino semina uno staio (di grano) e ne raccoglie la metà.Per la semina del grano era propizio il giorno di San Gallo, il 16 ottobre:"Par San Gal: u s'semna nench al val"Per San Gallo si semina persino nelle valli."Par San Gal: s'us'in somna un stêr u s'in coi un car"Per San Gallo: se ne semina uno staio se ne raccoglie un carro.In alcune località si serbava una manciata di grano che veniva seminato la vigilia di Natale. Il pane prodotto con questo grano era ritenuto carico di un potere magico-rituale.
L'incontro con una persona calva mentre si andava a seminare era ritenuto di cattivo auspicio perché anche i campi sarebbero stati "calvi".
Agli angoli del campo seminato a grano era consuetudine fare dei buchi e versarvi acqua santa e porre dei rametti di olivo benedetto. Ciò per difendere i campi dalle intemperie, dai parassiti e dai malefici.
3 Maggio, Santa Croce. Nei campi di grano si piantavano croci fatte di canne ornate da ramoscelli di olivo benedetto. Era una protezione dalla grandine.
Se durante un temporale appariva l'arcobaleno e il colore giallo predominava, il raccolto sarebbe stato abbondante.
Nelle settimane prima della mietitura se i polli andavano nel pollaio presto la sera si temeva un raccolto scarso.
Se sopra il grano quasi maturo si vedevano molte lucciole si prevedeva un buon raccolto.
Se le noci crescevano a castlèt (a gruppi di tre), si temeva un raccolto scarso.
Contro le intemperie si esponevano fuori casa sotto la grondaia gli avanzi della combustione de zòc d'Nadêl, il ceppo di Natale, che veniva conservato a questo scopo.
Prima della mietitura si dice che i contadini facessero prendere al grano la famosa guazza della notte di San Giovanni Battista, il 24 Giugno, Altre fonti affermano che si iniziava a mietere prima.
Durante la mietitura i contadini si legavano al polso sinistro un gambo di spiga di grano per essere alla sera meno stanchi e avere il braccio meno gonfio.
Verso mezzogiorno i mietitori lanciavano dai campi lunghe e potenti urla. Oltre ad essere il segnale dell'ora di pranzo, era un rito difensivo contro il demone meridiano che si pensava anticamente insidiasse chi si trovava nei campi a quell'ora.
I covoni sull'aia venivano battuti con un bastone allo scopo di far fuggire le bisce eventualmente nascoste dentro. Secondo un antico rito pagano, invece, la battitura dei covoni rappresentava l'allontanamento di spiriti maligni.
Nel giorno della battitura si uccideva il gallo più vecchio del pollaio per rispettare un antico rito sacro.
Un fascio di spighe raccolte il giorno di San Giovanni Battista e legate con un nastro rosso veniva appeso alla porta di casa o della stalla a scopo propiziatorio.
Era l'alimento principale, simbolo della vita.
Veniva dato alle due persone che andavano ad invitare ai funerali; anticamente lo si dava a coloro che partecipavano ai cortei funebri; nella ricorrenza dei defunti venivano lasciati dei pani sulle finestre delle case.
Il 17 Gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate, veniva distribuito un panino benedetto da dare agli animali.
Il pane non andava posato riverso sul tavolo perché rappresenta il corpo di Cristo;
Non andava ferito col coltello ma spezzato con le mani come fece il Signore con l'Eucarestia;
Non se ne doveva sprecare neppure una briciola. Chi le sciupa o le disperde è condannato dopo la morte a raccoglierle e a riporle in un cesto senza fondo.
Il pane è un dono del Signore e non si porta alla bocca con la mano sinistra, la mano del Demonio, ma con la destra, la mano dell'Angelo.
Il pezzo di pane che cade e si sporca non si buttava ma si bruciava dopo aver segnato su di esso una croce e averlo baciato con riverenza.
Non si doveva rimanere mai senza un po' di pane in casa per non perdere i benefici di questo talismano.
Non si deve spazzare la casa mentre il pane lievita: si spazza via la provvidenza;
Non si fa il pane il venerdì perché è presagio di disgrazie alle bestie bovine; si può anche recare danno alle streghe e ciò compromette il buon andamento della vita familiare;
Se poi si fa il pane il venerdì per tre volte in un anno succederà una grande disgrazia;
Il giorno in cui si faceva il pane non si faceva la pasta perché lo sfoggio del troppo mangiare pregiudicava l'arricchimento della famiglia e il pane non si sarebbe conservato a lungo.
Non si faceva il pane subito dopo che il maiale era stato ucciso e le carni fresche erano appese alle travi ad asciugare.
Non si rifiutava il pane a chi lo chiedeva in elemosina, ne' si ringraziava nel riceverlo perché è simbolo di vita, dono divino, diritto di tutti.
Era un luogo magico della casa come il focolare perché avveniva il passaggio dal crudo al cotto, dal non commestibile al commestibile e era un vero miracolo della natura.
La croce simbolo di fede, propiziatorio e di difesa dalle avversità del maligno, era incisa spesso sopra il forno, era incisa con la mano o con un dito sui panetti di lievito, sull'impasto in lievitazione e sui pani da cuocere. Il segno della croce veniva tracciato ancora con la mano davanti alla bocca del forno dopo aver infornato il pane per la cottura.
Il bambino affetto da distrofia muscolare, e' mêl de scimiòt, veniva curato inserendolo tre volte nel forno tiepido recitando formule o preghiere particolari. Anche i riti propiziatori per le donne che desideravano dei figli avvenivano davanti alla bocca del forno, poiché essa simboleggiava l'utero materno.
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lunedì 30 aprile 2012

Risotto paradiso!

Che meraviglia!  Rischio di essere blasfema ma è così che mi immagino il mio pranzo se meriterò di arrivarci:
riso, asparagi, prosciutto crudo e taleggio in un'unica portata!
Mi è nato così, senza premeditazione. Avevo degli asparagi freschi, il pezzo di prosciutto in frigorifero non manca mai, avevo acquistato un poco di taleggio...e come potevo legarli se non con il riso, che adoro?
Il piatto è risultato degno delle mie aspettative e mi ha pure risollevato il morale.
Le quantità sono indicative, molto ad occhio.

Risotto paradiso

 60 gr riso per persona
un mazzo asparagi
due fette prosciutto per persona
100 gr taleggio
brodo di carne
cipolla
burro

Fare soffriggere la cipolla in un poco di burro, poi aggiungervi  gli asparagi puliti e tagliati a dadini e il riso, quindi  fare tostare. Bagnare con poco brodo e portare a cottura rimescolando spesso a fuoco basso, aggiungendo liquido man mano che si asciuga. Una volta cotto aggiungere fuori dal fuoco il taleggio tagliato a dadini. Rivestire un pirottino mono porzione con due fette di prosciutto e riempire di riso. Capovolgere sul piatto da portata e servire subito.

sabato 28 aprile 2012

Gelato stelle e strisce


Perché si chiami così non lo so.) E' una ricetta che ho preso dalla prima raccolta a fascicoli che feci da ragazzina, ogni tanto lo rispolvero. ieri ha compiuto gli anni mia sorella e ho voluto fare questo dolce che è pure di stagione visto che ora ci sono le fragole fresche. Posso dire che è piaciuto, l'unica cosa che io con i gelati e i semifreddi devo averci litigato da piccola, perché prima, quando li devo decorare sembra che corrano da ogni parte, poi quando sono da mangiare invece si presentano come dei mattoni...ma la sfida continua!:-) E' un dolce che è anche molto veloce da fare il che torna sempre comodo.

Gelato stelle e strisce 

Ingredienti 
x 6 persone

4 uova
250 gr zucchero
1/2 l latte
1 bastoncino vaniglia
4 dl panna
1 limone
250 gr fragole
18 fragoloni
150 gr zucchero a velo
una tazza di panna montata

Per il gelato alla crema lavorare i tuorli con lo zucchero, fino a renderli spumosi, quindi unire il latte bollito con un bastoncino di vaniglia e poi filtrato: fare cuocere il composto a bagnomaria per 15 minuti circa, sempre mescolando e facendo attenzione che l'acqua non bolla; quindi una volta tolto il recipiente dal fuoco, continuare a mescolare affinché non si formi il velo in superficie.
Per il gelato alla fragola, unire alle fragole frullate con il succo di limone  lo zucchero a velo e mescolare con un cucchiaio di legno, aggiungere al composto la panna, che si sarà montata a parte, continuare a rimestare fino a quando il tutto assumerà un aspetto omogeneo. Prendere due stampi uguali, oppure congelare un composto alla volta nello stesso stampo e versarvi ogni composto singolarmente e mettere in freezer. Quando il gelato si sarà solidificato, toglierlo dai recipienti, che si immergeranno per un attimo in acqua calda e sovrapporre le forme ottenute alternando i colori. Guarnire il gelato con i fragoloni e la panna montata e conservare in freezer fino al consumo.


martedì 24 aprile 2012

Torta Cresima


Nei prossimi giorni il mio nipotino Matteo si appresta a ricevere la Cresima. Inevitabilmente ho pensato a quanto grande ormai sia anche lui e al fatto che mi sembra ieri che doveva passare la mia peste e invece sono già trascorsi due anni. Per la sua festa non organizzai tanto in realtà, feci la torta che poi venimmo a mangiare dopo il ristorante. Credo sia la torta più bella e migliore che abbia mai fatta. Vale sicuramente la pena di riproporla per chi non la conoscesse e avesse voglia di provarla. Non rimarrà deluso.
Questa torta mi ha regalato una grandissima soddisfazione nel farla e presentarla.
In realtà l'avevo pensata con tante roselline bianche sfumate in rosso ai bordi, però , la fioraia che le aveva ordinate, ha avuto la sorpresa che della mancata consegna. Decisa ad averle a tutti i costi ho fatto tutti i negozi di fiori del circondario, ma nessuno aveva boccioli di roselline. Ho dovuto quindi ovviare così, ma sono rimasta soddisfatta ugualmente.
Si è rivelata una torta squisita, delicata e con un tocco diverso dal solito, dovuto alle pesche sciroppate (per altre squisite, erano pesche che mi aveva donato la mia amica Carla e che io avevo conservato sotto vetro).
Grazie miei tesori!

Torta Anna di Pinella


Ingredienti

440 gr di uova intere
50 gr di tuorli
g. 275 zucchero
g. 250 farina
75 gr di fecola
g. 50 burro
scorza grattugiata di un limone
mezza bacca di vaniglia

Montare le uova ed i tuorli con lo zucchero in una ciotola posta su un bagno-maria caldo ma non
bollente. Arrivare fino alla temperatura di 37°C, quindi togliere la ciotola, versare il contenuto in
quella della planetaria , aggiungere la scorza del limone e l'interno della bacca di vaniglia e montare fino a quando il composto “scrive”. In alternativa, utilizzare un normale ma buon frullino. Setacciare la farina con la fecola e aggiungerla all’impasto, a mano, lavorando dall’alto verso il basso. Far sciogliere il burro, aggiungerlo ad una cucchiaiata di impasto e amalgamare il tutto. Travasare questo composto al principale, con attenzione. Imburrare ed infarinare una teglia da circa 30 cm di diametro. Versare il contenuto ed infornare a 160°C, in forno ventilato con lo sportello leggermente socchiuso con un mestolo di legno fino a completa cottura.
Crema pasticciera

Ingredienti

500 ml di latte intero
400 gr di panna fresca
100 ml di limoncello
4 uova intere
200 gr di zucchero
120 gr di farina 00
scorza di due limoni
2 fogli di gelatina da 2 gr l'uno

Far reidratare la gelatina in acqua ghiacciata. Portare fino al bollore il latte e la panna. Aggiungere la scorza dei limoni e lasciare in infusione per almeno 30 minuti. Montare le uova con lo zucchero, aggiungere la farina setacciata e amalgamare bene. Versare poi il latte e la panna caldi tutto di un colpo, aggiungere il limoncello e cuocere finchè la crema è densa. Aggiungere la gelatina e mescolare bene. Eliminare la scorza del limone e setacciare la crema. Coprire con pellicola per alimenti, a contatto.


Bagna al limoncello a 30°B

Ingredienti
270 gr di zucchero semolato
200 gr d'acqua
limoncello qb

Sciogliere lo zucchero nell'acqua. Portare a bollore finchè lo zucchero è completamente dissolto.
Spegnere e far raffreddare lo sciroppo. Profumare con limoncello a piacere.

Pesche sciroppate

Utilizzare delle buone pesche sciroppate.Tagliarle in dadini regolari e sistemarle in un setaccio fino all'utilizzo. Composizione del dolce Utilizzare come base la stessa teglia usata per la cottura. Inumidire l'interno e rivestire lo stampo con della pellicola in modo niforme. Ritagliare un disco di genoise di circa 1/2 cm e inumidirlo molto bene con lo sciroppo. Velare il disco con la crema ad un'altezza di almeno 1 cm. Porre il dolce in frigo per circa 10 minuti. Toglierlo dal frigo e deporre uno strato di dadini di frutta sciroppata. Proseguire allo stesso modo con un altro disco di genoise ed ultimare con il terzo disco.Inumidire ancora con lo sciroppo. Ricoprire con la pellicola e far raffreddare in frigo per un'intera notte.

Panna fresca gelatinata

Ingredienti

500 gr di panna fresca
2 fogli di gelatina da 2 gr l'uno.

Far reidratare la gelatina in acqua ghiacciata. Monate leggermente la panna togliendone almeno 3 cucchiai che serviranno per sciogliere la gelatina. A metà lavorazione versare a filo la gelatina
sciolta nella panna calda e proseguire la lavorazione finchè si ottiene una montata abbastanza ferma. Inserire la panna in una sac à poche con beccuccio a stella e procedere nella decorazione.
Decorazione

Capovolgere la torta sul piatto prescelto. Circondare il dolce con una striscia di acetato. Decorare
con la panna. Riporre in frigo. All'ultimo momento, far aderire all'acetato un nastro di raso oppure seta del colore prescelto. Chiudere l'apertura con un rametto di fiori freschi. Proteggere il mazzolino delle rose con della carta argentata ed inserire i fiori al centro della torta. Eventualmente, completare la decorazione con dei dischetti di cioccolato bianco.

sabato 21 aprile 2012

21 aprile anniversario liberazione Bologna: racconti di guerra

Ieri ascoltando zia Franca, ho imparato tante cose sulla guerra a Granarolo che non conoscevo. L'ho filmata mentre lei raccontava, le sue espressioni sono eloquenti quanto le sue parole. Peccato però che la sua voce giunga appena in registrazione; perchè non andasse perso quel tesoro di racconto ho dovuto ascoltare il tutto con cuffie per poterlo annotare. E' un peccato disperdere queste notizie. Magari non saranno fedelissime nei nomi e nelle date, il tempo potrebbe avere confuso qualche appunto, ma vale la pena di conservarle gelosamente e  perchè no, di diffonderle, in modo che il nostro sapere si arricchisca anche delle sensazioni di chi durante il secondo conflitto mondiale c'era.
Riporto quanto da lei detto, con nomi e date,che alla maggior parte delle persone non diranno assolutamente nulla, però sono personaggi realmente vissuti che hanno contribuito in qualche modo ad arrivare ai giorni nostri.
Comunque, saltando tutte le varie spiegazioni il racconto non perderà della propria efficacia.
Non sarà in un italiano perfetto, perchè ho cercato di tradurre fedelmente dall'espressione bolognese, ma il significato è comunque molto bene comprensibile.
Si inizia da racconti di vita quotidiana del tempo per finire con la liberazione.
Grazie zia Franca!
"Con l'arrivo del fascio, noi bambine dobbiamo vestirci da piccola italiana. L'abbigliamento era costituito da una gonnellina nera a pieghe con le bretelline uguali, la camicetta con il collettino tondo in piquet bianco.
Diceva mia zia, poveretta:"se ti andasse bene la camicia da sposo di tuo padre! Io prendo il davanti e il di dietro buono, faccio un poco alla meglio (però sapeva fare anche, lei!)..." niente da fare. Voleva di piquet! se non era di piquet...e il nastrino bello nel collettino, poi pettinate...ma insomma! una cosa che per mia mamma era un'agitazione!
Il nastrino era azzurro o blu a seconda delle classi.
Mi ricordo che mia zia dovette andare a Budrio a prendere la stoffa perchè ci voleva assolutamente per quella data. Come era preoccupata!
Di solito i conigli si vendevano quando raggiungevano il peso di due chili -due chili e duecento grammi, altimenti erano tutte ossa e niente carne; portarono via sette o otto conigli a Budrio che non erano il peso e li dovettero vendere per poter comperare questo pezzo nero di piquet per fare la gonna che  poi  fece ,poveretta, in casa, come era capace , ma era bona a sé ( era buona abbastanza).
I maschi invece erano vestiti con pantaloni al ginocchio sempre neri e sopra la camicia nera con il colletto orlato di bianco.
A casa mia per colpa della guerra sono successe delle cose!!
Cinque uomini ci portarono via: del 19 mio zio, del 14 mio zio, dell'1 mio padre, lo zio Amedeo del 98, il padre dell'Aurora, che era stato mandato nei carabinieri con la prima guerra mondiale, e mio padre l'ha fatto subito dopo la fine della prima guerra come leva; lo fecero per scansarsi il fronte, che non era roba da poco, quindi andarono nelle retrovie visto che erano iscritti nei carabinieri.
Nella seconda guerra vennero chiamati in servizio dai fascisti qui a Bologna  per tenere l'ordine, per andare ad arrestare tutti i comunisti.
Mio babbo mi ha sempre raccontato che arresto Scoccimarro su a Belvedere in una capanna di un pastore in mezzo al bosco, lui era a Camugnana a fare un servizio, gli toccò di andarci loro e andarono ad arrestare il compagno che poi diventò il capo del Partito comunista...
Di cinque uomini era rimasto a casa solo Bruno, mio cugino, che era del 25. Avevamo 95 tornature di campo da lavorare e 22 bestie nella stalla, sai cosa vuol dire? Allora, in primavera incominciavano i lavori nel campo; a potare prendemmo due uomini, i fratelli Morari, Marino e Mario, che abitavano dietro al comune.
Quando incominciarono i lavori grossi, il nonno cieco, che era cieco dal 40, disse con mia mamma e mia zia: "adesso  al dou ragazoli (le due ragazzine), la Franca e l'Aurora (io 12 anni, l'Aurora 13), vengono nella stalla con me e ci pensiamo noi alla stalla ". Però non c'era solo da vuotare la stalla e governare le bestie, da portarle all'aib (abbeveratoio), c'era da segare la spagna al mattino per dare da mangiare. Allora con la falciatrice, andavamo a segare la spagna.
L'Aurora che aveva una passione per le mucche e avendo un anno in più si sentiva grande, prese la Bellaria con la Colomba, che erano due mucche giovani, che andavano forte . Una teneva le redini e l'altra la cavezza: per noi era un divertimento!
Siamo andate bene fino al mese di agosto.
Nel mese di agosto c'era anche il problema di come fare ad affondare la canapa. Era un lavoro! Avevamo dei sassi!
Andava giù un postone, un zatterone grande grande, di canapa con 300 fasci di canapa sopra legati e affondava solo se mettevi tre fila di sassi, ma dei sassoni da 5,5 - 6 kg l'uno!
Allora il nonno disse: "Voi non contate le ragazze. Prendiamo due operai di Granarolo dal collocamento, perchè altrimenti si piegano la schiena."
Ti arrivavano questi sassi e ti piegavi giù, se non eri bello robusto, tamugno...e lì andammo bene.
Una volta a segare la spagna dietro la casa di Generali, al polo (chiamavamo così un pezzo di terra che il padrone Bassi la diede quando il primo italiano arrivò al Polo nord), un pezzo di terra di sette campi  alla traversa(nella pianura un campo alla traversa misura 20 mt, un campo normale mt 100x20), dal macero ad andare in là.
Insomma dritto alla casa di via Marsiglia dove ci stava Bonini e più in giù ci stava Canè, la famiglia del pugile Dante Canè, dietro là c'era tutto il nostro campo che era un chilometro arrivare alla San Donato. Andammo a segare la spagna al polo. A casa vedevano che non tornavamo e si domandano dove fossimo finite. Lo zio viene a cercarci nella cavedania e vede di là dal macero le bestie legate con la corda, attaccate ad un albero, ma noi non ci vede. Fece una corsa che l'ho ancora in mente: gli volò via il cappello da in testa, ma non si fermò a raccoglierlo. Lui ci aveva già visto con i piedi segati, che avessimo avuto un brutto incidente. Arriva là e ci domanda cosa abbiamo fatto, come è che...e al posto di guardarci nella faccia ci guardava nei piedi (risata!). Che paura che passò anche lui! Non ci siamo fatte niente zio. solo che nel fare l'ultimo giro il pettine era dalla parte del fosso, nella cavedania che divideva la terra di Canè e la nostra, che aveva una siepe con delle radici sporgenti grandi. La punta prese nella siepe e si spaccò il pettine. Facemmo un pianto e nessuna delle due voleva la colpa.Ci alternavamo un giro a testa a tenere la corda e Aurora mi disse "stai attenta, perchè lo sai che la Bellaria quando vede la cavedania si ferma, dalle una gran frustata. Dò una bella frustata alla bestia e loro di corsa...il pettine si ruppe e le bestie scapparono e io non fui buona di tenerle.
Lo zio disse due bestemmie, prende il pettine lo mette alla lunga del timone e ci porta a casa a mangiare.
Là c'erano già tutti i lavoranti del macero, andiamo a tavola con tutta questa gente, il nonno capotavola dice: "bè, come è che c'è tutto questo silenzio?". Lo zio: "si papà è successa una cosa..le ragazze hanno rotto il pettine" "si sono fatte male?""no" "bè allora è andata bene va là! l'hai già portata ad aggiustare?" "si l'ho portata da Bruno e ha detto che ci voglio 120 lire" "bè insomma...ho dispiacere perchè avevo detto che le pagavo un paltò alle ragazze.."
Ci andò male anche quella volta lì. Ce l'ho sempre in mente, fu una tragedia per noi quel giorno lì.
Queste cose sono capitate per colpa della guerra e del fascismo: se avessimo avuto i nostri uomini a casa non succedevano.
...
Il nonno è sempre stato attaccato al pozzo, in piedi appoggiato al pozzo. Aveva già riempito l'abbeveratoio, i vitellini avevano già finito, lui prende il suo bastone e attaccato al muro si siede sul suo seggiolino nella stalla. Partono questi cinque vitelli, si mettono intorno all'abbeveratoio, bè il piccolo invece di fermarsi là, va e si ferma davanti al pozzo.Io non potevo saltare l'abbeveratoio, prendo la frusta, la nascondo dietro alla schiena e poi, piano piano, gli vado vicino. Appena gli sono dietro mette i piedi sul pozzo e gli salta dentro! Un grido! Fece un verso che non mi fece dormire per due notti.
Bruno voleva tirarlo su lui, ma il nonno mi manda a chiamare Romeo Grazia, che è successo anche a lui l'anno scorso. Sono corsa là senza nemmeno guardare se passava la littorina. Non riuscivo a parlare dall'agitazione, balbettavo "ba ba ba", tanto che mi prese in giro per degli anni. " Vengo Franca, stai tranquilla, non muore".
Arrivati a casa mi dice di tirar fuori la "souga" (una corda fatta di canapa grossa che serviva per legare il fieno nel carro) più grossa che avete. La infilammo nell'anello della carrucola, lui se la lega in cintura, poi mettemmo la scala da foglia, quella con 22 pioli, che toccava l'acqua del pozzo , poi piano piano andò giù (era legata anche la scala), con un'altra corda legò stretto stretto tra le gambe nella pancia il vitello e venne su. Quando fu su , sfilammo la sua corda dalla carrucola e mettemmo quella del vitello. Facemmo tanto bene! Dopo un'ora era già su anche il vitello e non patì di nulla.
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10 Gugno 1940
Il Duce da Roma parla forte agli italiani dichiarando che siamo in guerra e con la radio e gli altoparlanti la sua voce viene diffusa in tutta Italia. Corrado era già via, era del 18, partì per la leva in gennaio. Dalla radio si sentiva che la gente applaudiva il duce. Lo zio esclama: "sì, sbattono le mani, questi cretini! Noi che abbiamo un figlio là, adesso va in guerra".
Tutti  a Granarolo sbattevano le mani, ma di noi non andò nessuno in piazza a sbatterle.
Aprirono le finestre per sentire bene quello che diceva il duce.
A casa di Pini, un contadino che stava attaccato al Savena, avevano sei sette figli. A guerra già scoppiata nacquero  tre gemellini, una è la moglie di Fausto Gardini, il fratello di Italo. Una festa fece il fascio di Granarolo! Il Duce voleva le famiglie numerose, la gente doveva andare al fronte. Venne personalmente a casa dai Pini e gli fece un regalo.
Dopo un anno morì il figlio più grande, Carlo, al fronte. Però lì , il Duce, non venne ad accompagnarlo...
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220! Avevamo fatto un rifugio nell'angolo del cortile. Il rifugio era formato da un corridoio non largo e dritto, ma stretto e a zig zag, in modo che, se ci fosse  uno spostamento d'aria dovuto ad una bomba scoppiata poco lontana, non ti prendesse. Il corridoio era largo come un balla di fieno rettangolare, che veniva messa per terra come letto e si posizionavano due tubi da stufa per far passare l'aria, venivano messi uno da una parte e l'altro dall'altra del rifugio.
Almeno così ci avevano insegnato a costruirli.
Io stavo male dentro ai rifugi, per cui mi fermavo sui tre scalini che portavano giù e avevo solo la testa che sporgeva fuori. Arrivarono dei bombardieri in formazione da 12 alla volta 6+6, li contavo tutti, ne passarono 220! dopo un'ora, una di quelle formazioni girò verso Bologna e la bombardarono. Fu uno dei primi bombardamenti (nota mia. Il primo bombardamento di Bologna avvenne in via Agucchi il 16 luglio 1943. Mio babbo racconta che mia nonna lo portò sotto al ponte del Reno, il Pontelungo, che fra l'altro era un obiettivo, coperti da una coperta di lana in modo che se fossero arrivate delle schegge li avrebbe salvati).
Ce ne furono altri, fa cui quello del 25 settembre e quello del 12 ottobre 1944, dove morì la zia Ermelinda, la mamma dei Brighenti; la moglie di Attilio Brighenti, il fratello più vecchio di tutti i Brighenti di Granarolo. Lei era la figlia più grande di tutti i Franchini: era del 94, del 96 lo zio Armando del 98 lo zio Amedeo, dell'1 il babbo, del 2 la zia Corina, la madre di Romano Rubini, dell'8 la zia Emma, la mamma della Marisa Armaroli di Quarto, Zio Fredo del 14.
Quel giorno lì bombardarono anche Genova, la disfarono tutta. Si sentì tremare la terra sotto dei rifugi fin qui e da qui a là ce ne è di strada .
Quante ne abbiamo passate! La Romanina (mia suocera, che era del 1940) mi stringeva al collo e mi abbracciava e mi domandava se erano andati via i bombardieri.
Nel 1943, oltre al rifugio in cortile ne costruimmo un altro nel campo perchè tornò Arrigo, un mio cugino, fratello di Corrado. Era già a Pesaro di leva.. L'8 settembre 1943 l'esercito venne sciolto, il comandante disse ai soldati di andare a casa perchè non comandavamo più noi, il nostro esercito non esisteva più, erano arrivati gli americani. Dopo quattro giorni a piedi arrivò a casa.
Noi avevamo due tedeschi a dormire nel fienile. Uno era qui con il suo camion che trasportava munizioni da Minerbio al fronte, che era a Cassino. Stava via tre giorni e quando tornava nascondeva il camion sotto al portico della stalla, in modo che se passasse "Pippo" non lo vedesse.
Dormivano nel fienile, non disturbavano.
Mi ricordo che una volta venne a casa con 7-8 anatre belle grosse. Disse con mia mamma: "ho trovato tante kachna  kachna!"
Franz, così si chiamava, era cecoslovacco nato a Praga, arruolato tra i tedeschi ma non lo era come linea politica. Diceva poche parole in italiano, ma ci fece capire che  voleva le anatre cotte e così facemmo. "Quando io partire, mio  kachna qui, sotto braccio indicava, io luki luki. Pippo? Oh ciao amico (con segno di saluto della mano)!. E poi via kachna kachna via campo."
Lasciava il camion sulla strada e scappava nel campo con l'anatra, così se fosse scoppiato  il camion con le munizioni lui era salvo. Non ci dava fastidio questa persona.
Arrivò a casa Arrigo, di notte: sentiamo bussare al vetro. La zia Maria , felicissima, perchè era preoccupata non avendo notizie da tempo, lo portò subito nel suo letto. Però era preoccupata nel caso l'avessero visto.  Noi non dicemmo nulla e Franz pure e facemmo finta di niente.
Però lo zio Amedeo, con lo zio Alfredo, che venne a casa in licenza, dice: "adesso facciamo un rifugio" Non si poteva tenere in casa, perchè se fosse arrivato un tedesco e fosse andato su e dicesse "via questa camera la tengo io", ti fucilava.
Ecco perchè facemmo il rifugio nel campo.  C'era un bel pero grande, mettemmo per terra delle assi grandi con sopra delle cassette di terra dove era stato seminato del grano, in modo che non si vedesse nulla, nemmeno la botola per scendere. Tutte le sera la zia e lo zio portavano là la minestra calda, dell'affettato, del prosciutto. Essendo noi contadini non abbiamo mai patito la fame.
Non se ne fece mai parola con nessuno. Stette là due mesi, poi verso l'inverno si ammalò, quindi lo presero in casa per due o tre notti, poi lo riportarono là e ci stette per molto tempo.
Nel '44, c'erano già le SS al fronte, lui stette molto male. La zia Maria lo prese a casa dicendo che succedesse quel che doveva succedere. Sembrava un cadavere, tutto bianco bianco, stando sempre al buio (usciva solo di sera quando tutti i contadini erano già andati via dal campo) non aveva colore. Eravamo nel 44, ci avvicinavamo alla liberazione: arrivarono a casa nostra le SS.
Vediamo affiggere il cartello delle SS, entrano e vanno su di corsa.
La zia Maria, che aveva preso mio cugino a letto con lei per poterlo curare, mentre lo zio era andato a dormire nel letto dei giovani, scoppio a piangere dicendo che suo figlio stava per morire.
Allora le venne detto di stare buona: "mamma, non piangere." Erano due tenenti dell'esercito tedesco e loro, il tenente lo chiamavano Mutter, era la "mamma"della compagnia. Allora noi imparammo che mutter voleva dire mamma e siccome erano due, uno buono e uno cattivo, li chiamavamo "mama bona" (mamma buona) e "mama cativa" (mamma cattiva). 
La "mama bona" diceva  alla sera: "adesso andiamo a letto, buona notte a tutti buona famiglia".
La zia gli fece compassione e allora lui  le disse "adesso tuo figlio viene con me in cucina (avevano la cucina sotto al portico della stalla, c'era un camion della cucina e tutti i soldati venivano a prendere da mangiare).
Ha la febbre?" "no" Gliela provarono e non l'aveva.
Gli disse allora: "domani vieni con me a pelare le patate".
Lo prese nel camion sotto la sua protezione e lui ne fu contento. Mangiando si riprese pian piano.
Dopo due o tre settimane vediamo passare Franz per la strada, che nel frattempo si era spostato più su, perchè man mano che il fronte avanzava i tedeschi si spostavano. Lo vediamo arrivare a piedi  attraverso i campi.
"Mamma c'è Franz!" "che Franz?" "Mamma, Franz quello di Praga (così lo chiamavamo, non al tudasc, il tedesco). Arriva con i capelli dritti, avete le SS!"
 "Mamma porta via le ragazze a Bologna, perchè arrivano i neo zelandesi e te le rovinano!" 
Aveva lasciato il camion da Vanzetti, la famiglia dietro di noi e poi era venuto per la cavedania per avvisarci. 
"mi raccomando!"
La mamma lo tranquillizzò: "abbiamo già le mucche a Bologna , dentro la caserma della 3° Artiglieria in via Castel Fidardo"
Nessuna azione di guerra doveva essere compiuta dentro le mura della città;  allora i contadini di Bassi, andorono a Bologna, in due per famiglia,  per accudirle (bisognava portare la spagna e il mangiare )da Granarolo a Bologna e mungere il latte.
Poi guarda mia zia e le domanda: " e tuo figlio come sta?"
Siamo rimaste gelate tutte. Ci siamo guardate nella faccia e mia zia inizia a piangere e dice "si, Franz, sta bene".
"hai fatto bene, poverino! Dove ce l'avevi, dimmelo mò"
Lui non è mai andato nel campo a controllare,  però dalla stalla vedeva che mia zia tutte le sere portava qualcosa da mangiare nel campo. 
Franz non l'abbiamo più visto , poi ci giunse notizia che era morto in fondo al Po.
Mio babbo racconta che i tedeschi, quelli della base (che erano spaventati anche loro), raccontavano che"quando noi nel Po, noi Kaputt!"

Pippo era un ricognitore che perlustrava tutte le strade dell'anti fronte. Faceva un rumore particolare, i nostri non lo facevamo, ma in ogni caso dei nostri non ce ne era più nessuno, erano stati tutti tirati giù. Si sentiva : "senti senti, c'è Pippo che arriva, corri in casa corri in casa".
Se vedeva una luce, segnalava e si veniva bombardati. In picchiata mitragliavano e bombardavano, in modo da far tremare la terra  e sganciavano delle piccole bombe, dei spezzoni che scoppiavano sopra terra, non affondavano. 
La guerra era tremenda, non solo per quelli al fronte ma anche per quelli a casa. 
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venerdì 20 aprile 2012

Crostata

Oggi ho avuto due laboratori sul pane e come merenda per i bambini ho deciso di fare la crostata, in realtà ne ho fatte due, convinta che non venisse mangiata. Infatti, mia figlia stamattina me ne ha domandato una fetta da portare a scuola, che ovviamente non le ho dato, perchè non potevo servire la crostata  inziiata, rassicurandola che tanto l'avrebbe ritrovata al rientro...invece...Brutta era brutta, anche perchè l'ho fatta ieri sera in gran fretta intanto che preparavo il laboratorio, ma evidentemente era buona. Ho fatto il primo giro e ne hanno presa giù si e no una decina di bambini su trentaquattro, poi mi sono allontanata per andare a fare il caffè da offrire agli insegnanti...e mi hanno portato i piatti vuori!! se  la sono litigata!
Ovviamente la cosa mi ha fatto piacere, anche se non ho potuto assaggiarla, ma mi fido:-)
E' una ricetta che mi insegnarono in seconda media durante la lezione di applicazioni tecnica e me la sono sempre tenuta carissima.

Crostata scuola

Ingredienti

500 gr farina
200 gr zucchero a velo
250 gr margarina
2 uova
1 tuorlo
lievito per 1/2 kg da gr 15
200 gr mostarda
1 buccia di limone
marsala

Esecuzione: rendere il burro pastoso lavorandolo con le mani bagnate. Fare un impasto con mani leggere, completando se necessario con marsala (quanto basta). Frullare le uova prima di metterle in impasto (tenere il rosso per dorare la crostata). Cuocere per 15-20 minuti a fuoco vivo in forno già caldo, finire la cottura per altri 15-20 minuti a mezza fiamma.

martedì 17 aprile 2012

Involtini di pancetta

Tanto semplici quanto buoni. Anzi, forse ancora di più:-)! Li ho fatti sempre per la cena di compleanno di mia figlia e purtroppo, nonostante ne avessi fatti almeno 4 per commensale, c'è chi è rimasto senza. Come si dice? Beati gli ultimi..:-) Quindi ho promesso di rifarli e mi sa che mi toccherà fare una scorta industriale di pancetta.
Sono velocissimi che di più non si può. Adatti anche da servire ad un buffet o come antipasto.

Involtini di pancetta

Ingredienti 

fette di pancetta fresca
bocconcini di mozzarella

Io ho messo i bocconcini di mozzarella in freezer per qualche ora, volendo si può omettere, però così rimangono sodi e non si sciolgono subito al caldo della padella. Avvolgerli con le fette di pancetta e metterli nella padella bel calda. Non ho aggiunto olio perchè la pancetta sciogliendosi fa comunque dell'unto. Quando belli croccanti toglierli. Volendoli utilizzare come antipasto si possono infilare due involtini in uno spiedino magari mettendoci in mezzo un'oliva.