domenica 15 aprile 2012

Crespelle a sorpresa

Queste crespelle le avevo fatte per il compleanno della mia peste, sono molto buone. Semrbano più veloci a farsi di quello che risultano realmente, però sono buone e belle da presentare.Un piatto da tenere sicuramente presente. La ricetta l'ho vista sulla rivista Alice, io l'ho modificata mettendo l'uovo cotto, perchè le ho congelate, crudo avevo paura bagnasse troppo la pasta in scongelamento.

Crespelle a sorpresa

Ingredienti
(x 4 p.)

1/2 l latte
3 uova
175 gr farina 
burro

per il ripieno 
300 gr di ricotta
100 gr parmiggiano grattugiato
12 uova quaglia
1 mazzetto di cuori di ortiche scottati e tritati
besciamella
1 porro
sale pepe

Per le crespelle rompere le uova in una ciotola, aggiungere la farina setacciata, il latte e mescolare con una frusta fino ad ottenere una pastella liscia. Imburrare un padellino con una noce di burro mettere sul fuoco e fare scaldare. Versare un mestolino della pastella, inclinare il tegamino per distribuire il composto in modo uniforme e cuocere da un lato. Girare la crespella. 

Quando cotta, levare e tenerle da parte. Proseguire fino ad esaurimento della pastella.
Preparare il ripieno: pulire e lessare le ortiche

mettere nel mixer la ricotta, il parmiggiano e le ortiche. Frullare e regolare di sale e pepe. Cuocere le uova di quaglia (se volete potete inserirle sul ripieno da crudo)


sistemare su una carta forno
Farcire le crespelle con il ripieno ottenuto
Chiudere a pacchetto ripiegando su se stesso i lati

ritagliare dei fili dal porro e legare
e metterle in una pirofila dove si sarà messo sul fondo della besciamella
Velare con la besciamella rimasta e porre in forno a gratinare per 15 minuti.

sabato 14 aprile 2012

Quarant'ore!

Oggi pomeriggio alle 16 sono terminate le Quarant'ore con la Messa e l'Unzione degli infermi. Poi il tutto è proseguito con la benedizione delle opere parrocchiale e poteva mancare il rinfresco? Assolutamente no: dopo che le signore di Viadagola giovedì avevano preparato dei signori biscotti da offrire, non si poteva mancare!
Mi ripeto ma è sempre piacevole trascorrere questi momenti in compagna, un ottimo modo per socializzare oltre a far si che  nessuno abbia a patire la fame:-).E divertente prima preparare, ascoltare tutte le varie storie che vengono raccontate in cucina, vedere come sono super organizzate, come collaborano...non mi stancherò mai di fare i complimenti.
Alcuni momenti: anche il tempo ha voluto benedire la giornata con la sua abbondante acqua, che in questo momento ci vuole per i campi

dietro"le quinte":-)
E anche le Quarant'ore sono state onorate all'usanza Viadagolese :-) anche quest'anno!
Grazie!

venerdì 13 aprile 2012

Quarant'ore a Viadagola! si inizia

Fra i vari appuntamenti che segnano il cammino della nostra parrocchia un posto di rilievo è costituito dall’annuale esposizione, che viene denominata “Quarant’ore”. È occasione per celebrare, adorare e meditare con  il Mistero Eucaristico. Per la giornata di oggi  ci sarà sempre qualcuno a vegliare per terminare questa sera con i vespri. Una volta era festa grande, ne ho sempre sentito parlare da mia suocera come una festa sentita, le si illuminavano gli occhi quando dicevano: "ci sono le Quarant'ore, siamo di festa".
Don Cleto Mazzanti racconta che era una occasione per invitare alla Messa domenicale tutti i parenti per poi proseguire la festa con un bel pranzo insieme.
Oggi giorno si è un poco persa questa usanza, purtroppo come tante altre, che ci fanno trascorrere i giorni tutti uguali, di corsa e senza tempo da dedicare a noi. A Granarolo si ossevano la domenica di carnevale fino al martedì grasso, a Viadagola invece il venerdì dopo Pasqua.
Riporto quanto riportare da un articolo del 2005 di e. Picucci sulle quarant'ore.
"Tra le manifestazioni del culto eucaristico, restano ancora attuali le Quarantore, una volta così diffuse e così solenni da costituire un tempo di rinnovamento spirituale e sociale, di preghiera e di penitenza, di comunione tra il clero e il popolo, tra ricchi e poveri, tra superiori e sudditi. La storia dice che, durante i giorni della solenne esposizione, le città cambiavano fisionomia: i negozi chiudevano; i lavori dei campi erano sospesi; le barriere sociali cadevano e la fede rifioriva nel cuore della gente che imparava a pregare e a meditare. L'adorazione coinvolgeva tutte le categorie di persone che, giorno e notte, si avvicendavano in preghiera, spesso in modo inventivo e spontaneo, per quaranta ore davanti a Gesù Eucaristia. Per tre giorni si stabiliva quasi una tregua Dei perché «i violenti diventavano mansueti; i ladri restituivano il maltolto; i falsari diventavano onesti; i nemici si riconciliavano; la gioventù si innamorava di Dio e i sacerdoti non si allontanavano dall'altare e dai confessionali».
E questo perché le Quarantore pian piano acquistarono lo stile, l'importanza e l'efficacia di una vera missione popolare, affidata a predicatori che le ritenevano un ottimo mezzo per preparare la predicazione più impegnativa, quella quaresimale, immancabile in tutte le chiese. Un tempo di grazia, quindi, che rinnovò la vita cristiana.
Poi vennero le rivoluzioni politiche e sociali, con gli inevitabili cambiamenti: le città divennero più grandi e meno accoglienti; più industriali e meno religiose; più ricche materialmente e più povere di rapporti umani e di amicizia cristiana; più intellettuali, ma religiosamente meno preparate. La ragione, sublimata oltre misura, cominciò a dubitare della fede e a criticarla, tanto che si affievolì, facendo calare molte pratiche religiose, comprese le Quarantore, che incisero sempre meno nella vita individuale e sociale.
Resta comunque il fatto che, per oltre due secoli, questa devozione è stata al centro del culto eucaristico e un argine potente ed eccezionale per fronteggiare tempi di calamità, di divisioni e di lotte.
A chi si deve questo movimento così benefico? Gli storici dicono che le radici dell'adorazione affondano nella consuetudine cristiana del digiuno e dell'astinenza praticati negli ultimi giorni della Settimana Santa, con l'adorazione della Croce e poi del Crocifisso da parte del Vescovo, del clero e dei fedeli: pratiche a cui si aggiunsero pian piano veglie di preghiera che iniziavano la sera del Giovedì Santo e si concludevano a mezzogiorno del sabato, nel triste pensiero del Sepolcro in cui Gesù, secondo il computo fatto da s. Agostino, rimase Quarantore.
Il passaggio da questa forma liturgico-devozionale locale e particolare alla nota e classica forma dell'adorazione che lentamente assunse un carattere più popolare e universale con l'ininterrotta esposizione per Quarantore del Sacramento, avvenne a Milano nel decennio 1527-1537. Il cambiamento fu possibile innanzitutto per la religiosa disponibilità dei milanesi e poi per lo zelo di uomini che portarono contributi che si fusero e si arricchirono a vicenda, fino ad assumere la fisionomia che, salvo alcune particolarità, dura fino ad oggi.
Il protagonista delle Quarantore fu il sacerdote ravennate Antonio Bellotti che, nel 1527 (l'anno del disastroso Sacco di Roma), obbligò i devoti della scuola da lui fondata nella chiesa del Santo Sepolcro, a celebrare ogni anno le Quarantore non solo durante il triduo della Settimana Santa, ma anche a Pentecoste, all'Assunta e a Natale. Iniziativa che si estese anche ad altre chiese milanesi dopo la sua morte (1528) e che il domenicano spagnolo Tommaso Nieto associò alle processioni che egli indisse nel 1529 per scongiurare la guerra e la peste che minacciavano la città.
A questo punto entra in scena Fra Buono da Cremona, un eremita amico dei barnabiti e soprattutto di s. Antonio Maria Zaccaria, loro fondatore. Nel 1534 egli chiese al duca di Milano Francesco II Sforza e al Vicario Generale Ghillino Ghillini, Vescovo di Comacchio, l'autorizzazione a poter esporre il Santissimo sopra l'altare per un'adorazione di quaranta ore ininterrotte. Pare, comunque, che la sua attività si confonda e confluisca nelle iniziative dell'amico s. Antonio Maria Zaccaria, dei suoi barnabiti e del cappuccino p. Giuseppe Piantanida da Ferno.
Una cronaca del tempo racconta che nel 1537 alcuni homeni - i primi barnabiti e il loro fondatore - proposero di allestire un altare nell'abside del Duomo per esporvi «el Corpus Domini de continuo», idea caldeggiata dal predicatore quaresimalista e vivamente raccomandata al popolo. La proposta fu accolta, e le Quarantore si fecero a turno in tutte le chiese della città, cominciando da quella di Porta Orientale e terminando con quella di Porta Vercellina.
È certo che gli homeni di cui parla il cronista sono i barnabiti; certo anche, grazie a un'accurata indagine del gesuita Angelo De Santi, che il predicatore fosse davvero p. Giuseppe, per cui sembra giusto affermare con p. De Santi che «le circostanze storiche sembrano affratellare il santo fondatore dei barnabiti, i suoi religiosi compagni, l'eremita fra Buono e p. Giuseppe da Ferno... Tutti ebbero una parte veramente precipua nell'introduzione del turno incessante delle Quarantore a Milano nel 1537: lo Zaccaria come primo ispiratore; i suoi religiosi e fra Buono come esecutori attivi della rotazione delle chiese per il pio esercizio; p. Giuseppe come instancabile propagatore».
Accertato questo, c'è da ammettere che le Quarantore sarebbero rimaste nei piccoli orizzonti cittadini se zelanti confratelli di p. Giuseppe non ne avessero fatto un evento prima italiano e poi europeo, divulgandole nelle loro predicazioni quaresimali, come riconosce lo stesso p. De Santi. «A p. Giuseppe da Ferno - egli scrisse - va data la gloria incontrastata di essere stato il primo a spargere per le città d'Italia la pia devozione, cominciando quell'anno stesso a Pavia; ed ai suoi compagni e discepoli e a tutto l'ordine dei Cappuccini deve riconoscersi il vanto d'esser stati, dopo di lui, i più ferventi, i più efficaci e i più fortunati promotori delle Quarantore».
A loro, nella seconda metà del sec. XVI, si unirono i Gesuiti, cioè un altro istituto che si dedicava alla predicazione: i Barnabiti, votati all'educazione della gioventù, non potevano impegnarsi come un Ordine che faceva della predicazione itinerante un aspetto qualificante dei suo stile di vita.
L'espansione cominciò non appena Paolo III approvò la «pia pratica» con un Breve del 28 agosto 1537 in cui, sorvolando sulla genesi della pratica, evidenzia l'elemento popolare e gli impellenti motivi di attualità.
Le prime regioni in cui si organizzarono le Quarantore furono l'Emilia (1546 a Bologna); le Marche (1542 a Recanati) e il Lazio (1548 a Roma). Tra i diffusori si distinsero p. Francesco da Soriano nel Cimino (VT), che migliorò l'organizzazione e il cerimoniale e le diffuse in mezza Italia, rappacificando la gente, divisa da lotte fratricide; P Fulvio Androsio; p. Giovanni Battista d'Este († 1644) e p. Mattia Bellintani da Salò († 1611), che le introdusse in Francia e in Boemia, mentre p. Giuseppe de Rocabertí da Barcellona († 1584) le introdusse in Spagna.
Altri religiosi le diffusero in Germania e nei Paesi Bassi, dove la gente le chiamava le «perdonanze dei Cappuccini»; poi in Svizzera, in modo che in poco più di un secolo si coprì tutta l'Europa, per passare l'oceano nella metà del sec. XIX, allorché il Vescovo Neuman le introdusse nella diocesi di Philadelphia. Il secondo Concilio di Baltimora le introdusse poi ufficialmente in tutti gli Stati Uniti, dove divennero «una preghiera universale notissima tra i cattolici».
Alla metà del 500 si inserirono nella predicazione delle Quarantore i Gesuiti con una novità che fece epoca. Nel 1556 a Macerata essi contrapposero al carnevale profano un «carnevale santificato» con le Quarantore che si svolsero in modo fastoso, attirando molta gente. Fu l'inizio di una nuova impostazione che a Roma affascinò anche il Papa, immancabile nell'oratorio del Caravita l'ultimo giorno del triduo. Si trattava di Paolo III, colui che rilasciò il primo documento pontificio di cui si è parlato. Successive approvazioni vennero da Giulio III; Pio IV; San Pio V e Clemente VIII il quale, angustiato per le guerre di religione in Francia, con una sofferta Enciclica Graves et diuturnae del 25 dicembre 1592, esortò il popolo romano e il clero alla preghiera e volle che si celebrasse pubblicamente in tutte le chiese della città «l'orazione perpetua sine intermissione» delle Quarantore.
Altre approvazioni e direttive vennero da Paolo V, da Urbano VIII, da Benedetto XIII, da Innocenzo XI e da altri Pontefici: si tratta di un coro di approvazioni, di incoraggiamenti e di concessioni di indulgenze per una pratica in cui la meditazione si alternava con la preghiera vocale, alimentando una religiosità che rivitalizzò le confraternite, ne fece sorgere di nuove, impegnate nell'insegnamento del catechismo, nella diffusione del culto eucaristico, nel promuovere rappacificazioni generali che in genere avvenivano in chiesa, «tra il pianto e la commozione di tutti».
Si deve alle Quarantore la nascita di alcune manifestazioni di fede e di arte che segnarono un'epoca. Da loro nacquero, infatti, processioni significative; forme di penitenza praticate per secoli; un'arte religiosa - il barocco - che iniziò a Roma con Sisto V verso la fine del 500 e che divenne subito popolare perché interpretò ed espresse una nuova sensibilità: esaltare il Cristo Eucaristico presente come Re nella Chiesa. Esse favorirono anche una produzione letteraria religiosa che ebbe nei Gesuiti la massima espressione, perché essi volevano che i testi esprimessero una drammaticità e un movimento simili a quello che utilizzarono nell'architettura delle loro chiese.
Oggi le Quarantore vengono collegate alla Parola di Dio e alla Santa Messa, cioè stanno tornando a quell'esigenza di interiorità, di spiritualità, di adorazione e di semplicità che sta all'origine della stessa devozione. Il Vaticano II nell'Eucharisticum mysterium dettò alcune norme per questa devozione, soprattutto nel senso che l'esposizione deve apparire in rapporto con la Celebrazione Eucaristica che «racchiude in modo più perfetto quella comunione intera alla quale l'esposizione vuole condurre i fedeli».
Il compianto Giovanni Paolo II nella Lettera Dominicae Cenae del Giovedì Santo 1980, affermò: «L'animazione e l'approfondimento del culto eucaristico sono prova di quell'autentico rinnovamento che il Concilio si è posto come fine, e ne sono il punto centrale... La Chiesa e il mondo hanno grande bisogno del culto eucaristico. Gesù ci aspetta in questo Sacramento d'amore. Non risparmiamo il nostro tempo per andarlo a incontrare nell'adorazione, nella contemplazione piena di fede e pronta a riparare le grandi colpe e i delitti del mondo. Non cessi mai la nostra adorazione!».

Egidio Picucci


giovedì 12 aprile 2012

Semplice ma sempre ottimo: pane biove delle Sorelle Simili


Era da un po' di tempo che avevo tralasciato questo pane, per provare altre ricette, per cambiare un po'. Poi , la settimana scorsa, per questione di tempo, l'ho rispolverata e...è da una settimana che lo faccio tutti i giorni. Sempre buono, veloce e si mantiene bene per anche due giorni. La prima volta mia figlia si è sbagliata ed ha messo il doppio del lievito di birra, però è venuto eccezionale ugualemnte. Per chi l'avesse perso:

Pane biove delle Sorelle Simili

Ingredienti

1 kg farina (anche manitoba)
35 gr lievito di birra
18 gr sale
40 gr strutto (o burro)
10 gr malto

600 gr circa acqua

disporre la farina a fontana e al centro mettere il lievito, il malto, lo strutto, parte dell'acqua, il sale in una buchina fatta nella corona di farina (loro la chiamano la casina del sale) -andrà aggiunto solo dopo aver stemperato gli ingredienti ed aver sciolto il lievito totalmente, aggiungere tanta acqua quanta ne basta per ottenere un impasto omegeneo e compatto.Lavorare l'impasto ottenuto per una decina di minuti fino a renderlo elastico.Dividere l'impasto in 8 pezzi e farlo riposare coperto a campana per 25 minuti prendere una  ad una le palline e la tirarla fino ad avere un lungo cilindro tirare in una sfoglia sottile lunghissima arrotolare su se stessa  cercando di non fare punte



mettere un fermo, sopra un canovaccio infarinato adagiare i cilindri ben distanziati con un bordo a battere contro il fermo piegare il canovaccio verso i cilindri in modo da formare una parete e adagiare gli altri cilindri e così via fino ad esaurirli . Coprire con il canovaccio e lievitare per 35-45 minuti
dividere nel senso della lunghezza ogni cilindro in due parti con l'aiuto o di un coltello e adagiare sulla teglia da forno

Dagli otto cilindretti si otterranno 16 panini. Infornare a 200 gradi per circa 40 minuti.

mercoledì 11 aprile 2012

Nuovo pizzo primaverile per dispensa

Avevo voglia di vestire la "stalla" in versione Pasqua. Il pizzo rosso è sempre carino, anche non in stagione natalizia, però avevo voglia di un poco di primavera, complici forse le giornate calde che abbiamo avuto.
Volevo fare delle marghertie, non ho proprio trovato quello che cercavo, però poi, navigando in internet, ho visto questo pizzo che ha attirato la mia attenzione, in più è anche molto veloce da eseguire...ed eccolo qui, ce l'ho fatta, ho fatto il cambio di stagione anche al pizzo:-).

Pizzo primaverile per dispensa

occorrente

filo bianco
filo giallo
uncinetto 1,25

Eseguire 15 catenelle e chiuderle in cerchio.
1- Nell'anello fare una catenella poi 36 maglie basse. Chiudere
2- Tre catenelle e due punti alti sui successivi punti bassi e chiudere la nocciolina di tre punti insieme. 4      catenelle e proseguire per tutto il giro. Si otterranno 12 noccioline Staccare il filo e prendere quello bianco.
3-* sul punto di unione iniziare fare un punto basso. Dentro alle catenelle eseguire: un punto mezzo alto, un punto alto, due catenelle un punto alto, un punto mezzo basso* ripetere per tutto il giro
4- portarsi al centro delle catenelle con un punto bassissimo e fare *un punto basso, 6 catenelle*. ripetere
5- nell'archetto di catenelle fare 8 punti bassi. Ripetere per tutti gli archi. Staccare il fino e chiudere il lavoro.



Enjoy yourself!

lunedì 9 aprile 2012

Uovo portafiori: un carinissimo dono pasquale.


Ho visto questo oggettino su Casa facile e mi ha colpito subito: Nella rivista erano appesi ai pomelli dei mobili, ma è molto carino anche appeso. E' facile da fare e veloce. Ne farò sicuramente altri sbizzarrendomi con le uova, magari utilizzando anche quelle finte di plastica che dovrebbero risultare meno delicate. Molto molto carino, da tenere presente anche per eventuali presenti pasquali.

Uovo portafiori

Occorrente

6 candele di cera bianca
guscio di uovo
corda

Prendere le candele e scioglierle a bagno maria in un pentolino. Nel frattempo foderare con carta forno uno stampo rettangolare o della forma scelta (io ho usato una cerniera rettangolare per dolci, ne ho ricavati due)
e fissarlo con del nastro adesivo in modo che non fuori esca la cera versata
versarvi la cera
e inserire i gusci facendoli affondare nella cera
fare raffreddare e solidificare
una volta indurita togliere lo stampo
io poi con una lama di coltello calda ho tagliato nel mezzo del rettangolo. Quindi prendere un uncinetto o un filo di ferro e scaldare la punta per praticare i fori da appendere

inserire la corda della lunghezza preferita e il portafiori è pronto.

domenica 8 aprile 2012

Colomba pasquale: davvero buona!!

Negli anni ho provato diverse ricette, devo dire che questa è davvero buona! L'ho trovata su una enciclopedia che fece la mia nonna materna credo intorno agli anni 60. Ho avuto modo di realizzarne altre di altro tipo e non ne ha mai sbagliata una. Ho voluto tentare con questa e anche questa volta ha fatto centro.
Se proprio devo trovare un difetto non è troppo dolce, ma dei due la preferisco.
Credo che adotterò anche per gli anni futuri questa ricetta. Volendo si può variare con cioccolato al posto dei canditi e dell'uvetta e sarei pronta a scommetterci che prima o poi l'assaggerò.-).
Ho raddoppiato la dose e mi sono venute 10 colombine da 160 gr.

Colomba pasquale

Ingredienti e dosi
(x 4 p.)

300 gr farina
100 gr burro
100 gr zucchero
20 gr lievito di birra
2 uova intere
2 tuorli 
80 gr scorza di arancia candita
80 gr uvetta
raschiatura di una arancia
un puntina di sale
qualche cucchiaio di latte

Fare un panetto con 60 gr di farina e il lievito sciolto con il latte tiepido e lasciarlo lievitare per circa un'ora. Unire al panetto già lievitato ancora un ettogrammo circa di farina e, aggiungendo un po' di acqua tiepida, formare un secondo impasto, che lascerete lievitare ancora per un'ora. Unirete allora a questo impasto lievitato il resto della farina, i tuorli, le uova intere, il burro morbido a pezzetti e lo zucchero, lavorando molto bene la pasta e sbattendola alla fine con forza sulla spianatoia. Aggiungete anche la scorza di arancia candita tagliata a dadetti, la raschiatura dell'arancia e l'uvetta ammollata in acqua tiepida, scolata e asciugata. Lavorate ancora la pasta in modo che gli ultimi ingredienti si amalgamino bene. Riunite la pasta in una palla che metterete in un terrina coperta, lasciandola lievitare almeno per 6 o sette ore. E' quindi meglio preparare la pasta della colomba la sera, per cuocerla la mattina dopo.
Questo l'impasto che ho trovato al mattino:
Terminata la lievitatura, lavorate ancora un po' la pasta sulla spianatoia per sgonfiarla, e datele, aiutandovi con le mani  e un coltello  la tradizionale forma di colomba.
Io ho riempito gli stampini di carta mettendone 160 gr per stampo, però la prossima volta non oltrapasserò i 130 gr ognuno perchè è risultato essere troppa la pasta messa.
Lasciare lievitare ancora la colomba nella sua forma definitiva per qualche ora 
e infine passarla in forno a calore moderato per tre quarti d'ora circa.Per guarnire la colomba potrete spennellarla di latte quando incomincia a colorirsi e cospargerla di graniglia di zucchero e di mandorle. Oppure rivestitela, a cottura terminata, con una glassa bianca o al cioccolato e completare la guarnizione con confettini d'argento o ovetti di cioccolato.Se avrete usato la glassa di cioccolato, potrete, con la siringa da dolci ripiena di glassa bianca, tracciare sul cioccolato filettature e disegni, quindi arricchire la decorazione con confettini  d'argento.

Buona Pasqua!

Che giornate intense! Ieri pomeriggio mi sono recata in parrocchia per confessarmi e non ho mai trovato tante persone e pure giovani davanti a me che attendevano anche loro. In più c'era una signora anziana, molto anziana, accompagnata perchè non troppo sicura nel camminare, che mi ha fatto una tenerezza enorme. Poteva essere una mia nonna, vederla avvicinarsi alla confessione in quel modo che non riesco a spiegare, mi ha riempito il cuore di un sentimento così dolce! Chissà mai cosa poteva avere fatto, però lei nonostante gli anni, nonostante le sue difficoltà non ha voluto mancare a questo appuntamento. Che bello! Poi c'è stata la Veglia Pasquale, anche quella sempre molto suggestiva: prima l'accensione del cero, poi la processione in Chiesa al buio, il passaggio della luce dal cero benedetto, la Chiesa piena di fiammelle traballanti che ricordano, almeno a me, la nostra fede, accesa ma a volte non sempre così sicura...immortalerei questo momento. Poi il passaggio alla luce e quindi le campane che tornano a suonare a festa dopo tre giorni...per non parlare poi del momento goliardico alla fine della funzione dove ci si augura la Buona Pasqua  in compagnia...ovviamente nelle migliori delle tradizioni, mangiando qualcosina giusto per non smentirsi:-).
E poi la mattina di Pasqua, piena di appuntamenti anche quella. Il salame da assaggiare, le uova benedette da mangiare non prima di essersi lavato il viso nell'acqua benedetta come da tradizione... a proposito di tradizioni e di  uova, a casa di mio cognato, a Pianoro, usa ancora mangiare un uovo crudo e uno sodo come faceva la sua nonna.
Si tengono le uova del venerdì santo per gli uomini e quelle del sabato santo per le donne, che risultano benedette proprio perchè deposte nei giorni santi e si bevono crude: questo rito si dice che salvi dagli incidenti. Quindi poi si mangiano le uova benedette sode come nelle migliori usanze.
La mia mamma invece, mi raccontava che quando venivano slegate le campane il sabato mattina (La veglia pasquale era stata spostata al sabato mattina, sempre più anticipata per terminare il digiuno quaresimale il prima possibile, e alle 12.00 del sabato si scioglievano le campane. Chi era nei campi, al suono delle campane, si lavava gli occhi. Era l'ultimo segno della antica veglia pasquale che si era conservato nonostante tutto: un rito battesimale con l'acqua del battesimo che illumina. In antico 18 secoli fa! i battezzati erano chiamati illuminati, coloro che vedono) mia nonna faceva lavare a tutti con l'acqua gli occhi, perchè preservava la vista. Fosse piovuto era ancora meglio lavarseli con l'acqua piovana.
A Forlì, invece, la mia amica Carla mi raccontava che si  usava mangiare la prima "brazadella" (ciambella) lievitata dall'inizio della quaresima.
Mantenere queste tradizioni sarebbe bello, uno sguardo al passato per il futuro....
Auguro  che questa Pasqua regali a tutti tanto amore da illuminare le nostre vite.
Buona Pasqua!

venerdì 6 aprile 2012

Aspettando Pasqua: nido di cioccolata.

Nell'iconografia cristiana. l'uovo è il simbolo della Resurrezione, il suo guscio rappresenta la tomba dalla quale esce Gesù.
Nel paganesimo, in alcune credenze, il Cielo e la terra venivano concepiti come due metà dello stesso uovo. Greci, Cinesi e Persiani usavano scambiarsi uova di gallina come doni per le feste Pmaverili, così come nell'antico Egitto le uova decorate erano regalate all'equinozio di primavera. 
Oggi Venerdì Santo, inizia il triduo pasquale, tempo di attesa per i Cristiani. Per me ha una doppia ricorrenza: oltre alla morte in Croce di Gesù, mi ricorda il mio pulcino che si è schiuso proprio oggi, ovvero la nascita della mia piccolina e voglio onorare questo giorno con questo nido di cioccolato, nell'attesa che arrivi domenica, le uova si chiudano con la sorpresa di portare tanta pace e serenità nei nostri cuori.

Nido di cioccolata

Ingredienti

Per il nido 
una ciambella con il buco
crema di nocciole 
bastoncini ricoperti di cioccolato

Per la ciambella io ho usato questa ricetta di una ciambella all'uvetta che faccio spesso:

400 gr farina
150 gr burro
150 gr zucchero
3 uova
1 bustina lievito per dolci
1/2 limone
30 gr uvetta
latte
pane grattato
zucchero a velo
sale

Togliere il burro dal frigo un paio d'ore prima. Mondare l'uvetta, metterla in acqua tiepida, farla rinvenire e asciugarla bene. Mettere il burro ormai morbido in una terrina, aggiungere lo zucchero e lavorare a spuma molto soffice. Continuando a sbattere, incorporare le uova una alla volta, mezzo bicchiere di latte e la buccia grattugiata di un limone. Dopo di chè unire poco alla volta la farina mescolata con il lievito e una presa di sale. Quindi mettere l'uvetta in un colino, cospargerla con un cucchiaio di farina e scuotere per eliminare l'eccedenza. Aggiungere all'impasto l'uvetta e mescolare molto delicatamente. Disporre il tutto in uno stampo scanalato, leggermente imburrato e infarinato. Mettere in forno caldo a 180 gradi per 50 minuti.

Fare raffreddare la ciambella. Prendere la crema di nocciola e spalmarla tutta intorno.e anche nell'incavo centrale. Prendere i bastoncini al cioccolato e spezzettarli attaccandoli ai bordi. Posizionare le uova nel centro.

Buona Pasqua!

mercoledì 4 aprile 2012

Uovo e pulcino pasquale a modo mio



Avevo voglia di ovificare-), però visto il caldo dei giorni scorsi dove abbiamo raggiunto anche i 27 gradi, pensare di temperare del cioccolato non era da prendere in considerazione. Ho pensato quindi di ovviare, provando a fare un esperimento...se al posto di temperare facessi un uovo con del riso soffiato  o del mais? Posso dire bella idea? ho iniziato dall'uovo, mi sembrava più facile poi ho voluto esagerare:). Ho trovato gli stampini in silicone a forma della fattoria che comperai tanti anni fa e mi sono detta: perchè non provarci? Questo è il risultato. 
Così ho regalato il pulcino alla mia mamma legando la sorpresa come se fosse una farfallina al collo del pulcino, e l'uovo alla mia piccola inserendo la sorpresa.
Il pulcino o paperotto non è perfetto perchè si intravede il riso soffiato, in quanto ho provato a fare una sorta di temperaggio, poi ho versato nello stampo , ma i bordi non sono riuscita a farli rapprendere, per cui si intravede il riso, ma il più è farci caso:). Devo dire che il tutto è risultato molto più facile e veloce che fare le uova tradizionali e perchè no? anche più divertente:-). Le ricette le ho leggermente modificate per i due esemplari, posto tutte e due, anche se si possono benissimo invertire.


Pulcino pasquale di riso soffiato

Ingredienti

300 gr cioccolato bianco
riso soffiato q.b.

Fare sciogliere a bagno maria su fuoco bassissimo 150 gr di cioccolato bianco tritato. Basteranno pochissimi minuti. Aggiungervi il rimanente fuori da fuoco, anch'esso tritato. Rimescolare. Si avrà così una sorta di temperaggio del cioccolato. Fare la camicia alla sagoma scelta e mettere in frigorifero (si avrà così la facciata tutta di cioccolato). Nel rimanente cioccolato mescolarvi il riso soffiato a piacere, deve riuscire a rivestirsi tutto. Riprendere la sagoma e riempirla del composto. Rimettere in frigorifero (o se la temperatura è bassa farlo rapprenderlo in casa) a solidificare. Liberarlo quindi dalla sagoma e confezionarlo a piacere.



Uovo di pasqua di mais

Ingredienti

200 gr cioccolato bianco
100 gr fiocchi di mais

Sciogliere il cioccolato a bagno maria, come sopra, poi aggiungervi il mais. Qui è importante il rapporto 2 a 1; si può quindi variare la quantità per fare uova più grandi tenendo sempre presente la proporzione. Riempire la sagoma dell'uovo premendo in modo che si coprano bene i bordi e rimanga lo spazio per inserire la sorpresa.

Fare indurire poi unire le due metà riscaldando i bordi  per qualche secondo in un tegame, poi unirli. Quando freddo risulterà chiuso.
Buona Pasqua! 


martedì 3 aprile 2012

Ghiaccioli di frutta


la foto non è granchè, ieri avevo le "cinne" a festeggiare e non ho avuto tempo per fare foto decenti, anche perchè se mai mi avessero visto a fotografare quanto avevo preparato avrei perso quel poco di credibilità che ancora mi rimane:-). Vidi una foto su facebook qualche giorno fa, credo fosse di qualche pubblicità e mi è venuta l'idea. Se provo a mettere della macedonia negli stampi per ghiaccioli? Così ho fatto. Ho preso delle fragole, dell'ananas, qualche chicco di uva e un kiwi, li ho tagliati  sottili e messi per mezz'ora  con un poco di succo di limone e due cucchiai di zucchero. Poi ho riempito gli stampini


avendo cura di riempirli il meglio possibile, poi ho versato il sugo fatto dalla frutta e dell'ananas (ho usato quello sciroppato, non avevo trovato quello fresco). Messo in freezer e ..il gioco è fatto. Inutile dire che hanno riscosso un enorme sucesso e pensare che l'ultima volta feci la macedonia e non l'hanno nemmeno toccata..


lunedì 2 aprile 2012

Buon compleanno mia piccola teen- ager!

Quando pensavo di aver fatto la torta più brutta l'anno scorso per il dodicesimo compleanno di mia figlia è perchè ancora non credevo di potermi superare. In realtà avrei dovuto rappresentare Nat Wolff, io ci ho provato però credo di non esserci riuscita del tutto o a dir la verità per niente. Diciamo che è stato ritratto in un momento che non era in forma:-): però l'ho fatta con tutto l'amore che una mamma può metterci nel fare la torta per la propria piccolina che compie \13 ANNI!! 13 anni? vado a letto che deve ancora imparare a camminare e mi sveglio che è già una teen-ager! ma cosa è successo nel frattempo?? aiuto, quanto passa in fretta il tempo! Cosa ti posso augurare piccola mia? che la tua vita continui ad essere in crescita con gli stessi splendidi risultati di quelli che hai avuto fino a oggi...ma, magari un poco più lentamente, altrimenti stasera vado a letto e mi sveglierò nonna:-)). Auguri piccolina!
La torta che ho fatto per la cena con i parenti e le amcihette.



Torta gelato croccante

Ingredienti

300 gr meringa
1 l crema pasticcera
50 gr zucchero vanigliato
2 cucchiai di cacao in polvere
150 gr nocciole senza guscio
2 cucchiai di rum
50 gr cioccolato
1 l panna da montare



Prendere la meringa e sbriciolarla. Fare uno strato su un piatto da portata riempendo una cerniera per dolci, in modo da poter ottenere gli strati del dolce con tutti i bordi uguali.
Preparare la crema pasticcera solito modo, prelevarne 400 gr e unirvi il cioccolato. Fare raffreddare. Quando fredda unire 250 ml di panna sia alla crema "gialla" che a quella al cioccolato. Si otterrà una specie di chantilly. Distribuire sulla meringa lo strato al cioccolato, poi quello alla crema.  Montare i 500 gr di panna rimasti e aggiungervi la cioccolata a scaglie,le nocciole tritate, il rum e lo zucchero vanigliato. Distribuirla sopra alla crema. Porre in congelatore almeno per un giorno. Scongelare prima di servire e decorare a piacere.

domenica 1 aprile 2012

Domenica delle palme


Ogni anno è sempre una esperienza emozionante. Sembra sempre di fare una cosa per abitudine e tradizione, poi, invece, vieni sempre a casa come se fosse stata la prima volta. Quest'anno abbiamo disertato Viadagola e siamo andati a Lovoleto, dalla concorrenza.-), per motivi di impegni. Molto bella anche là la celebrazione.  Devo confessare che mi sono sentita un poco osservata intanto che scattavo, anche se cercavo di farla con la massima indifferenza e nel totale anonimato, ma credo di non esservi riuscita:-).
Ecco alcuni momenti della celebrazione:
la partenza da davanti alla Chiesa di San Mamante


la benedezione dei rami d'ulivo

la processione verso la Chiesa
E parte così la Settimana Santa!!