martedì 15 maggio 2012

Festa San Vittore: celebrazione accolito!

Ieri a Viadagola si è festeggiato il Patrono San Vittore. Quest'anno un ulteriore motivo per festeggiare: p stato insignito accolito il Sig. Francesco Melfi. E' un orgoglio per tutta la comunità che in una parrocchia abbastanza piccola come questa, ci siano tante persone che decidono di impegnarsi e dedicare il loro tempo a disposizione della collettività.
Abbiamo quindi avuto l'onore e il piacere di ospitare  sua Eminenza Reverendissima Signor Cardinale Carlo Cafarra  e le autorità del posto, il che ha reso davvero speciale questa giornata.
Speriamo di averli intrattenuti nel migliore dei modi e laddove possono esserci stati alcuni disguidi, speriamo di  averli fatti dimenticare con la dimostrazione del nostro affetto.
L'attesa di trepidanti chierichetti che sentono il peso della loro funzione...(per vedere meglio le foto, cliccarci sopra)



la preparazione dell'altare


l'arrivo delle autorità cittadine

l'arrivo di sua Eminenza




momenti precendenti l'inizio della funzione






bambini che dimostrano il loro affetto e la loro felicità


l'entrata in Chiesa




la presentazione dell'Accolito



 l'omelia 




l'assegnazione





Comunione


il saluto al Vescovo



e come usanza a Viadagola, non sia mai che una festa finisca senza piatti in mano:-)

 

ora qualche notizia sugli accoliti, direttamente da Wikipedia

Nella Chiesa cattolica romana il ministero dell'accolitato viene conferito in modo ufficiale e permanente dal  vescovo. Oggi l'accolito è un laico a tutti gli effetti (non un chierico ordinato) di sesso maschile che nella nuova Messa  aiuta il vescovo, il presbiterio o il diacono nella preparazione dell'altare e dei vasi sacri.È considerato anche ministro straordinario della Comunione: ciò significa che colui che presiede la celebrazione può chiamarlo a distribuirla o a portarla agli ammalati. Il ministero dell'accolito continua ad essere anche una tappa nel percorso istituzionale verso il diaconato e il presbiterato.

Compiti dell'attuale accolito

Compiti precipui:
-verificare, prima dell'inizio di ogni celebrazione, che il presbiterio sia stato correttamente approntato e che il Messale  sia predisposto alle pagine corrette;
- partecipare alla processione d'ingresso rivestito della propria veste liturgica;
- aiutare il celebrante ed il diacono durante le celebrazioni liturgiche;
- portare la croce processionale e presentare, all'occorrenza, il Messale al celebrante;
- disporre sull'altare il corporale, il purificatoio, il calice ed il Messale; aiutare il celebrante ed il diacono durante l'offertorio; presentare, se necessario, il pane ed il vino al celebrante senza, però, versare il vino o l'acqua nel calice e neppure alzare il calice al "Per Cristo con Cristo ed in Cristo...."

Quale ministro straordinario dell'Eucaristia può:
- ricevere la comunione immediatamente prima che il celebrante o il diacono inizino a distribuirla ai fedeli e fare la comunione anche al calice;
- aiutare a distribuire la comunione quando il numero dei fedeli è molto elevato e non vi sono sacerdoti o diaconi in numero sufficiente o quando i sacerdoti o i diaconi non possono farlo per altri seri motivi;
- in assenza del diacono, reggere uno dei vasi sacri nella comunione sotto le due specie;
- aiutare il sacerdote ed il diacono nella purificazione e nel riordino dei vasi sacri;
- portare la comunione a coloro che non possono partecipare alla celebrazione eucaristica;
- durante l'adorazione, esporre e riporre l'Eucaristia, ma senza impartire la benedizione;

In assenza del diacono:
porge il turibolo al celebrante, lo assiste nell'incensazione dell'altare e delle offerte, incensa il celebrante ed il popolo;
alla fine della comunione ripone i vasi sacri nella credenza dopo averli purificati;
non può invitare i fedeli a scambiarsi il segno della pace né dare il congedo al termine della celebrazione;

Tra i suoi compiti rientra anche:
preparare coloro che prestano servizio all'altare;
collaborare nel predisporre tutto ciò che è necessario per favorire una maggiore partecipazione attiva dei fedeli alla liturgia;
nella celebrazione della Liturgia delle ora, in mancanza del lettore, distribuire i compiti tra i fedeli presenti;
in assenza del sacerdote o del diacono guidare, in accordo con il lettore, la celebrazione della Liturgia delle ore, osservando le norme stabilite;

Nel rito della Comunione fuori della Messa:
in assenza del sacerdote o del diacono, l'accolito presiede il rito da un luogo diverso dalla sede del celebrante, seguendo le apposite indicazioni riportate nel rituale;
in assenza del lettore distribuisce i vari compiti tra i fedeli presenti;

Durante il Culto Eucaristico l'accolito:
in assenza del diacono, espone il Santissimo Sacramento; assiste il sacerdote durante la celebrazione; porge l'ostensoriol sacerdote per impartire la benedizione; al termine della benedizione, riprende l'ostensorio dalle mani del sacerdote; compie la reposizione del Santissimo Sacramento;
in assenza del lettore, distribuisce i compiti tra i fedeli presenti;
in assenza del sacerdote e del diacono, presiede il rito da un luogo diverso dalla sede del celebrante; espone e ripone il Santissimo Sacramento, secondo le indicazioni dell'apposito rituale, ma non impartisce la benedizione eucaristica.

domenica 13 maggio 2012

Cresima Matteo!

Oggi il mio ultimo nipote, ovvero quello più piccolo, è stato riconfermato. Come da tradizione il tempo non è stato clemente, visto che abbiamo la Madonna di San Luca a Bologna e ovviamente, come da tradizione,  non poteva mancare la ciambella  della Cresima...bè ormai non è proprio più tanto tradizionale, ma una volta era il dolce che accompagnava questo giorno,
Per la Cresima dei bambini, che veniva celebrata insieme alla Comunione, c'era l'usanza che i cresimandi dovessero ricevere in dono dal padrino o dalla madrina, una pila di ciambelle , all'interno delle quali vi si nascondevano caramelle e confetti. Per preparare la pila si impastava una grande quantità di farina, poi si formavano diverse ciambelle in ordine di grandezza, si cuocevano nel forno a legna, e una volta cotte si appoggiavano su di un vassoio, una sopra l'altra dalla più grande alla più piccola.
Il numero delle ciambelle variava a seconda delle possibilità economiche di una famiglia: più era benestante più ciambelle si potevano fare. A volte il burro, veniva sostituito con lo strutto di maiale. Era una grande festa, in quanto era l'unica occasione in cui si poteva ricevere come regalo delle caramelle.
Un aneddoto che mi racconta sempre la mamma, è questo: quando passò alla Cresima, era ansiosa di ricevere la tradizionale ciambella con le caramelle. Mia madre aveva altri cinque fratelli, era il periodo dell'immediato dopo guerra, e la miseria era tanta.
Lei felicissima, pregustava già il momento di mangiarsela, ma mia nonna sequestrò il dolce prima che lei potesse farlo, per riporlo nascostO nell'armadio, in modo da poter offrire da mangiare ai propri figli nei momenti di necessità...solo che quando la mangiarono, la ciambella aveva preso il sapore della naftalina, la sostanza che serviva per tenere lontano le tarme dai vestiti dall'odore forte.
Questa volta ho voluto provare la ricetta antica che mi aveva passato mia nonna Enrichetta, dove era previsto l'utilizzo del cremore tartaro, che ho avuto la fortuna di trovare in una drogheria a San Giovanni in Persiceto. Devo dire che è stata una piacevolissima scoperta per me, le ciambelle sono lievitate benissimo e sono risultate molto soffici.
All'interno ho cercato di mettere delle caramelle che potessero richiamare il passato, eccezion fatta per dei confettini colorati che ho voluto aggiungere per inserire anche i nostri tempi:-), ho inserito quindi delle caramelle alla mela, quelle tradizionali con la carta rossa, delle ginevrine, dei "burdigoni" di liquirizia e qualche confetto.
Nonostante siano ragazzi di oggi, riscuote sempre un grande successo e la felicità che si legge negli occhi  riscalda il cuore.
Auguri Matteo, ora che hai ricevuto la luce, mantienila sempre accesa!

Ciambella con il buco Nonna Enrichetta

Ingredienti

2 uova
500 gr farina
150 gr zucchero
1/2 cucchiaio vaniglia
5 gr bicarbonato
15 gr cremore
100 gr burro
1/2 cucchiaio strutto
1/2 bicchere di latte
odore limone grattugiato
1 bicchierino anice (se piace)

Impastare tutti gli ingredienti, formare un cilindro che si chiuderà a cerchio. Infornare in forno caldo a 160 gradi per mezz'ora quaranta minuti. 
Farne di diverse grandezze e impilare nascondendo nella parte bassa le caramelle.

Questa è quella che ho fatto per mia figlia quando passò alla Cresima.

Immagine


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Auguri mamma!!


Auguri alla mia mamma e a tutte le mamme del mondo!

Grazie Mamma

Grazie perchè mi haii dato la tenerezza delle tue carezze,
il bacio della buona notte,
il tuo sorriso premuroso,
la dolce tua mano che mi dà sicurezza.

Hai asciugato in segreto le mie lacrime,
hai incoraggiato i miei passi,
hai corretto i miei errori.

Hai protetto il mio cammino,
hai educato il mio spirito,
con saggezza e con amore mi hai introdotto alla vita.

E mente vegliavi con cura su di  me,
trovavi il tempo per i mille lavori di casa.
Tu non hai mai pensato di chiedere un grazie.

Grazie Mamma!

(Judith Bond)




sabato 12 maggio 2012

Discesa Madonna San Luca




Oggi alle ore 18, l'immagine della Madonna di San Luca, arriverà nella Basilica di San Pietro, dove rimarrà per sette giorni e dove i bolognesi si recheranno per farle visita. Questa usanza risale al 1433, durante l'episcopato del beato Niccolò Albergati, quando la primavera fu estremamente piovosa e minacciava di rovinare i raccolti. Per scongiurare la prospettiva di una carestia, il giureconsulto Graziolo Accarisi (autore della sopracitata cronaca sulla leggenda riguardo l'arrivo dell'icona a Bologna) promosse la discesa dell'icona della Madonna col Bambino per implorare davanti all'immagine attribuita a San Luca la grazia per la fine delle piogge. Quando l'icona entrò in città il 5 luglio, la pioggia cessò; si fece allora una grande festa con una processione di tre giorni per la città, poi si riaccompagnò l'immagine al santuario. Per voto cittadino, da allora queste celebrazioni furono ripetute ogni anno.
Solamente due volte non fu possibile celebrare la discesa della Madonna: nel 1849 durante l'occupazione austriaca del colle e nel 1944 durante la seconda guerra mondiale.
Mi ricordo che quando ero piccola, le persone anziane mi raccontavano (anche se non vi è traccia negli scritti, sicuramente sarà frutto di fantasia popolare, ma mi piace molto pensare che sia così) che quando venne giù la prima volta, gli alberi si unirono al suo passaggio in modo da non bagnare la Madonna, formando una sagoma di portico. Venne quindi deciso di costruire i portici, in modo che non avesse a bagnarsi le volte successive.
Oggi a Porta Saragozza sarà ricevuta dall’arcivescovo, il cardinale Carlo Caffarra, dal clero e dai fedeli. L’immagine verrà poi accompagnata nella Cattedrale di San Pietro, percorrendo le vie Saragozza, Collegio di Spagna, Carbonesi, D’Azeglio, Piazza Maggiore, Piazza Nettuno, Indipendenza.
Mi ricordo come fosse oggi di quando l'Icona venne a Viadagola, qualche anno fa...che emozione!!

venerdì 11 maggio 2012

Cresciamo in famiglia

Oggi sono entrate a far parte della nostra famiglia cinque galline...cosa c'è di speciale. Apparentemente nulla, i ragazzi però sembrano diventati matti.-). Hanno contribuito a preparare il pollaio, le vegliano.


ora mancano solo le uova, ma per queste ci vorrà qualche giorno. Chissà che festa quando raccoglieranno il primo uovo, già sono d'accordo che lo devono friggere e dividerselo-). 
Tra una gallina  e l'altra ho preparato anche la ciambella per la Cresima di mio nipote



ed ho anche imparato (non ci avevo mai fatto caso)  che il grano fa i fiori, e che ogni fiorellino lascerà poi posto ad un chicco di grano, appunto.


direi giornata piena...e benvenute Cocche.-)

giovedì 10 maggio 2012

Rose di salmone

Queste roselline le ho fatte per il compleanno di mio nipote. Sono molto carine come presentazione, da tenere presente per un buffet. Purtroppo quando ho aperto il salmone le fette erano in realtà tutti pezzettini e ho dovuto assemblarli come meglio ho potuto, in ogni caso se si dispone di fette intere la rosa risulterà molto più carina e proporzionata all'uovo. E' una preparazione veloce e semplice da fare.

Rose di salmone

Ingredienti

4 uova
100 gr burro
sale pepe
salmone
scorza di limone grattugiata

Bollire le uova, privarle del guscio, quindi tagliarle a metà e prelevare il tuorlo. Nel frattempo si sarà preso fuori dal frigorifero e si sarà ammorbidito.Tritare i tuorli e mescolarli al burro, aggiungere il sale, il pepe e la scorza di limone grattugiata. Riempire gli albumi sodi, quindi posizionarvi il salmone arrotolato in modo da formare una rosa. Aggiungere qualche fogliolina di prezzemolo o timo.Disporre sul piatto da portata e
condire con un filo di olio se piace e mettere in frigorifero coperto da pellicola fino al momento del serivizo.

mercoledì 9 maggio 2012

Incomincia la festa!!

In reltà la festa vera e propria si terrà i primi giorni di giugno a Viadagola, ma i preparativi sono già iniziati eccome! e non è forse vero che l'organizzare la festa e l'attesa, tante volte, sono i momenti più belli di una festa?
di  certo gradevoli lo sono. Ieri sera è stata l'ultima delle tre serate dedicate alla preparazione dei tortellini: in totale ne sono stati preparati 750 uova di sfoglia...il solo pensiero a me fa sentire male! Io non sono così coraggiosa come queste signore ormai abituate a queste cifre:-)! Vedere tutto questo impasto che sembrava non calare mai, ad un certo punto mi aveva fatto venire voglia di scappare, poi  pian piano, tra una chiacchera, un tortellino e una chiacchera, ha iniziato a calare. Non lo dico per carineria, ma queste donne e mettiamoci pure questi uomini, sono da ammirare. Tutto fatto a meno, un entusiasmo meraviglioso nell'organizzare e nel preparare le cose, tutto affrontato nel massimo del rispetto  e nell'affetto reciproco .
Ma veniamo alla sostanza, ecco l'impasto...in foto non rende:-)
Angela che gli dà la prima stesura





Livio che prepara le sfoglie 





e via, tutti a chiudere i tortellini



Il gruppo delle carinissime signore di Quarto: il loro aiuto è essenziale, sono sempre disponibili e numerose. Senza di loro il lavoro risulterebbe molto meno piacevole.




alla prossima!

lunedì 7 maggio 2012

Zucchini gratinati

Questa ricetta l'ho vista navigando sul blog di  Lidiya, mi ha incuriosito e sabato sera l'ho fatta per una cena con i nostri amici. Non erano molto saporiti, ho avuto paura a caricare di odori, invece dovevo osare.
La prossima volta che li rifarò non sarò così parca. Ho raddoppiato la dose di zucchine mettendo solo una dose di panna, invece avrei dovuto fidarmi.
Comunque sono da tenere presente.

Zucchini gratinati

Ingredienti

700 gr zucchine
2 cipolle
6 cucchiai pan grattato
50 gr parmigiano grattugiato
200 ml panna
1 cucchiaio olio oliva
50 gr burro
noce moscata
sale 
pepe
rametto rosmarino

Tagliare le zucchine a 0,7 cm di spessore. Sbucciare le cipolle e tagliare a piccole fettine e friggerle in una miscela di olio e burro finchè non diventano trasparenti
aggiungere le zucchine e fare cuocere fino a doratura. Prendere il pane grattugiato e metterlo in una padella calda e asciutta, farlo tostare e rimescolarlo al parmigiano, quindi versarvi poi la panna 

ed infine le zucchine.
Prendere una teglia, imburrarla, poi versarvi il composto, condire con sale, pepe, noce moscata e rosmarino.


Mettere in forno caldo a 180 gradi finché non assume un bel colorito gratinato.

venerdì 4 maggio 2012

Signore e signori, madames e messieurs, ecco a voi...


la fantastica stupenda meravigliosa prima torta con fondente di Elena!! E' con commozione che la pubblico e sono orgogliosa che il mio piccolo blog possa ospitare questa meraviglia!!
Pensare che me la immagino ancora qui, quella sera che è rimasta a dormire da noi, a fare i biscotti e ora devo prendere lezione da lei...che bello! le prendo volentierissimo! Speriamo piuttosto che lei abbia tanta pazienza, perchè di coccio io sono e tengo la mia età.  Per chi non sapesse chi è Elena  leggere  qui, comunque riassumendo è una ragazza di questi tempi di cui essere fiera. A vent'anni sta lavorando, ha la testa a posto, si diverte a creare queste  cose per i suoi "amici", direi un ottimo esempio di ragazza di oggi!
Guardate le pecore, gli mancano solo la parola, pure l'espressione degli occhi ha fatto!!
Brava Elena, continua così e le prossime torte me le farai tu!!

Fondente di zucchero

Ingredienti

500 g di zucchero a velo
40 ml acqua
5 gr di colla di pesce
1 cucchiaio di gomma aggragante
1 noce di burro

Questa è la ricetta che abbiamo usato! al posto della gomma abbiamo usato il miele, altrimenti si può usare anche il glucosio. 

Gelée di acqua di fragole meravigliosa

Domenica, in un attimo di riposo, mi sono voluta fare un regalo: mi sono donata una navigazione sul blog di Pinella. Come sempre è favolosa, però poi ho visto questa acqua di fragole che mi ha incuriosito...poi ho notato le sfere fatte con la gelée...che belle! Me ne sono innamorate. Sono corsa quindi a cercare lo stampo a semi sfera ma non l'ho trovato, ho quindi pensato come fare, non vi potevo rinunciare: avevo anche il diciottesimo compleanno di mio nipote e volevo fare un dolce nuovo e questo era lui!
Ho utilizzato così delle tazzine da caffè, sperando che mi andasse fatta bene come pensavo quando avrei dovuto sformarle. Così è andata, meno male!
Certo non sono belle come le sue, ma il sapore e il profumo di questo dolce sono indescrivibili.
Si può solo assaggiare per capire!
Come al solito ringrazio Pinella per i suoi fantastici dolci e le sue splendide  spiegazioni.

Acqua di fragole
(da una ricetta di Loretta Fanella)

Ingredienti

500 gr di fragole
225 gr zucchero semolato
50 gr aqua 

Tagliare  a pezzetti 500 g di fragole, unire  225 g di zucchero semolato e 50 g d'acqua. Mescolare e mettere nella ciotola in microonde, alla massima potenza, per 5 minuti.

 Rovesciare il tutto sopra un colino a maglie fini 

e fare  colare il liquido senza mescolare e premere la frutta per circa 3-4 ore. Recuperare tutto il liquido.

Sfera di fragole in gelatina
(modificata da una ricetta di Loretta Fanella)

Ingredienti

200 g di acqua di fragole
4 g di gelatina in fogli

Stemperare  la gelatina nell'acqua di fragole. Fare sciogliere senza fare bollire e versare negli stampi scelti. Mettere in freezer.
Per staccarli li ho passati qualche istante in acqua calda, visto che ho utilizzato le tazzine da caffè e non stampi in silicone.



Streussel alle fragole

Ingredienti

100 gr farina
100 gr zucchero
100 gr farina di mandorle
100 gr burro
250 gr fragole 
(io ne ho usate 500 ma la metà erano sufficienti)

Impastare 100 g di burro con 100 g di zucchero. Aggiungere subito 100 g di farina 00 e 100 g di farina di mandorle e amalgamare.
Mettere nel MO una ciotola con delle fragole a pezzetti. Fare evaporare tuta l'acqua finché non si è formata una sorta di pasta densa. A questo punto bloccare la cottura e aggiungere  questa pasta allo streussel. Fare riposare per due ore.

Passare poi in forno a 150 gradi per 30 minuti.Assemblare il dolce. 


Ho fatto anche una versione per celiaci, mettendo tutta farina di mandorle. Il risultato è stato eccellente.



giovedì 3 maggio 2012

Santa Croce!

Anche stamattina, come tutti gli anni, siamo andati a mettere le croci nei campi come protezione dalla grandine, ovviamente a digiuno. Come già ho riportato qui, si utilizzano i gusci delle uova benedette per Pasqua  per  formare una piccola croce, ai piedi di quella fatta con le canne,
Ecco quelli che ho conservato della mattina di Pasqua
Un proverbio bolognese dice: "par Santa Crous, furmeint spigous" : per Santa Croce frumento spigoso.
Quest'anno, almeno il nostro, è ancora indietro, la spiga non ce l'ha ancora. Girando per le campagne qualcuno già ce l'ha, ma sono pochi i campi che la possono vantare
l'alba della campagna granarolese:
riporto queste tradizioni che ho trovato su questo sito. Tra l'altro mi ricorda la mia infanzia, quando la mia mamma mi diceva che quello che sprecavo nel mangiare, l'avrei poi raccolto con il cestino senza fondo, una volta nell'aldilà.).



SINTESI DI CULTURA POPOLARE DEL '700


Semina

Non si seminava prima del 9 Ottobre, giorno di San Donnino, che invece era propizio per la semina della fava:"Chi semna par San Dunen, e' semna un stêr e e' coi un mzen".Chi semina per San Donnino semina uno staio (di grano) e ne raccoglie la metà.Per la semina del grano era propizio il giorno di San Gallo, il 16 ottobre:"Par San Gal: u s'semna nench al val"Per San Gallo si semina persino nelle valli."Par San Gal: s'us'in somna un stêr u s'in coi un car"Per San Gallo: se ne semina uno staio se ne raccoglie un carro.In alcune località si serbava una manciata di grano che veniva seminato la vigilia di Natale. Il pane prodotto con questo grano era ritenuto carico di un potere magico-rituale.
L'incontro con una persona calva mentre si andava a seminare era ritenuto di cattivo auspicio perché anche i campi sarebbero stati "calvi".
Agli angoli del campo seminato a grano era consuetudine fare dei buchi e versarvi acqua santa e porre dei rametti di olivo benedetto. Ciò per difendere i campi dalle intemperie, dai parassiti e dai malefici.
3 Maggio, Santa Croce. Nei campi di grano si piantavano croci fatte di canne ornate da ramoscelli di olivo benedetto. Era una protezione dalla grandine.
Se durante un temporale appariva l'arcobaleno e il colore giallo predominava, il raccolto sarebbe stato abbondante.
Nelle settimane prima della mietitura se i polli andavano nel pollaio presto la sera si temeva un raccolto scarso.
Se sopra il grano quasi maturo si vedevano molte lucciole si prevedeva un buon raccolto.
Se le noci crescevano a castlèt (a gruppi di tre), si temeva un raccolto scarso.
Contro le intemperie si esponevano fuori casa sotto la grondaia gli avanzi della combustione de zòc d'Nadêl, il ceppo di Natale, che veniva conservato a questo scopo.
Prima della mietitura si dice che i contadini facessero prendere al grano la famosa guazza della notte di San Giovanni Battista, il 24 Giugno, Altre fonti affermano che si iniziava a mietere prima.
Durante la mietitura i contadini si legavano al polso sinistro un gambo di spiga di grano per essere alla sera meno stanchi e avere il braccio meno gonfio.
Verso mezzogiorno i mietitori lanciavano dai campi lunghe e potenti urla. Oltre ad essere il segnale dell'ora di pranzo, era un rito difensivo contro il demone meridiano che si pensava anticamente insidiasse chi si trovava nei campi a quell'ora.
I covoni sull'aia venivano battuti con un bastone allo scopo di far fuggire le bisce eventualmente nascoste dentro. Secondo un antico rito pagano, invece, la battitura dei covoni rappresentava l'allontanamento di spiriti maligni.
Nel giorno della battitura si uccideva il gallo più vecchio del pollaio per rispettare un antico rito sacro.
Un fascio di spighe raccolte il giorno di San Giovanni Battista e legate con un nastro rosso veniva appeso alla porta di casa o della stalla a scopo propiziatorio.
Era l'alimento principale, simbolo della vita.
Veniva dato alle due persone che andavano ad invitare ai funerali; anticamente lo si dava a coloro che partecipavano ai cortei funebri; nella ricorrenza dei defunti venivano lasciati dei pani sulle finestre delle case.
Il 17 Gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate, veniva distribuito un panino benedetto da dare agli animali.
Il pane non andava posato riverso sul tavolo perché rappresenta il corpo di Cristo;
Non andava ferito col coltello ma spezzato con le mani come fece il Signore con l'Eucarestia;
Non se ne doveva sprecare neppure una briciola. Chi le sciupa o le disperde è condannato dopo la morte a raccoglierle e a riporle in un cesto senza fondo.
Il pane è un dono del Signore e non si porta alla bocca con la mano sinistra, la mano del Demonio, ma con la destra, la mano dell'Angelo.
Il pezzo di pane che cade e si sporca non si buttava ma si bruciava dopo aver segnato su di esso una croce e averlo baciato con riverenza.
Non si doveva rimanere mai senza un po' di pane in casa per non perdere i benefici di questo talismano.
Non si deve spazzare la casa mentre il pane lievita: si spazza via la provvidenza;
Non si fa il pane il venerdì perché è presagio di disgrazie alle bestie bovine; si può anche recare danno alle streghe e ciò compromette il buon andamento della vita familiare;
Se poi si fa il pane il venerdì per tre volte in un anno succederà una grande disgrazia;
Il giorno in cui si faceva il pane non si faceva la pasta perché lo sfoggio del troppo mangiare pregiudicava l'arricchimento della famiglia e il pane non si sarebbe conservato a lungo.
Non si faceva il pane subito dopo che il maiale era stato ucciso e le carni fresche erano appese alle travi ad asciugare.
Non si rifiutava il pane a chi lo chiedeva in elemosina, ne' si ringraziava nel riceverlo perché è simbolo di vita, dono divino, diritto di tutti.
Era un luogo magico della casa come il focolare perché avveniva il passaggio dal crudo al cotto, dal non commestibile al commestibile e era un vero miracolo della natura.
La croce simbolo di fede, propiziatorio e di difesa dalle avversità del maligno, era incisa spesso sopra il forno, era incisa con la mano o con un dito sui panetti di lievito, sull'impasto in lievitazione e sui pani da cuocere. Il segno della croce veniva tracciato ancora con la mano davanti alla bocca del forno dopo aver infornato il pane per la cottura.
Il bambino affetto da distrofia muscolare, e' mêl de scimiòt, veniva curato inserendolo tre volte nel forno tiepido recitando formule o preghiere particolari. Anche i riti propiziatori per le donne che desideravano dei figli avvenivano davanti alla bocca del forno, poiché essa simboleggiava l'utero materno.
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